Lavorarono esposti all’amianto  «Gli spetta l’aumento di pensione»
La Costa Ferroviaria in un’immagine d’archivio: il giudice ha dato ragione a tre ex operai

Lavorarono esposti all’amianto

«Gli spetta l’aumento di pensione»

Costa MasnagaTre ex operai della Costa Ferroviaria vincono la causa decennale contro l’Inps

L’avvocato: «Azione pilota per sondare il terreno, ora altri cinque hanno presentato domanda»

La Corte d’Appello di Milano dà ragione ai tre ex operai della Costa Ferroviaria nel ricorso contro l’Inps per la maggiorazione contributiva a causa dell’esposizione all’amianto.

Si chiude dunque nel migliore dei modi la battaglia degli ex lavoratori lecchesi Francesco Amati di Cassago Brianza, Enrico Manzoni e Luigi Mazzarini di Costa Masnaga, assistiti dall’avvocato Roberto Molteni di Dolzago. Una vicenda più che decennale che ha visto i tre ricorrenti chiedere il riconoscimento dei loro diritti ai sensi della legge 257 del 1992, secondo cui a chi per più di dieci anni ha lavorato in ditte dove era presente amianto, come incentivo alla pensione e come risarcimento per l’esposizione, viene riconosciuto per ogni anno lavorato un coefficiente aggiuntivo di mezzo punto (un anno e mezzo all’anno).

Una vicenda annosa

Ripercorriamo la vicenda nel dettaglio: nel 2003 venne emanato un decreto ministeriale che limitava la possibilità di ricorrere a questi benefici, fissando un termine per la presentazione delle domande entro la scadenza del 15 giugno 2005. I tre operai erano già in pensione all’epoca ed essendo stati informati in ritardo dai sindacati, presentarono le domande due giorni dopo il limite: il 17 giugno 2005. Da qui il via ai ricorsi: nel 2010 all’Inps di Lecco, nel 2012 al Tribunale d’Appello di Lecco e nel 2013 al Tribunale d’Appello di Milano (tutti respinti).

L’Inps e i tribunali si limitarono a valutare la scadenza come assoluta, senza prendere in considerazione le perizie. Nel 2014 la decisione dell’avvocato Molteni, assistito nell’occasione dall’avvocato Matteo Briasco di Roma, di ricorrere alla Corte di Cassazione che, sulla base di quattro sentenze favorevoli ai lavoratori emanate da tribunali del sud Italia, nel 2017 diede ragione ad Amati, Manzoni e Mazzarini, annullando le precedenti sentenze e rinviando il tutto alla Corte d’Appello di Milano per decidere in merito, valutando le perizie.

«Era un’azione pilota»

Ora la sentenza che chiude il cerchio: «Si accerta che Mazzarini, Amati e Manzoni hanno subito un’esposizione ultradecennale ad amianto in misura superiore ai valori di legge - si legge nel dispositivo - Viene pertanto riconosciuta in loro favore la maggiorazione contributiva, come previsto dalla legge 257 del 1992. Viene condannata l’Inps a rifondere ai ricorrenti in riassunzione le spese di tutte le fasi del giudizio, oltre al rimborso delle spese generali e delle perizie mediche».

Il commento dell’avvocato Molteni: «Nel 2011 gli ex operai iscritti all’Alea (Associazione dei lavoratori lecchesi esposti all’amianto, ndr) erano una quarantina - spiega - Abbiamo iniziato il ricorso per tre di loro, come azione pilota per vedere come evolveva il tutto. Dopo la sentenza della Cassazione del 2017, adesso altri cinque ex operai hanno presentato una nuova domanda, mentre gli altri si sono persi, o perché sono deceduti o perché sono diventati ultraottantenni. La strategia dell’Inps, pur legittima, è stata quella di resistere in ogni grado di giudizio, in modo da far passare più tempo possibile».


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