“Lavegin d’or 2019”, a Sondrio premio all’ingegnere della Silicon Valley
Fabrizio Capobianco con il Lavegin d’or dei “Valtellinesi a Milano” (Foto by foto gianatti)

“Lavegin d’or 2019”, a Sondrio premio all’ingegnere della Silicon Valley

Il riconoscimento dell’associazione Valtellinesi a Milano assegnato a Fabrizio Capobianco. «Voglio aiutare la mia terra che mi ha dato così tanto».

Emozione, soddisfazione e una promessa: quella di creare nuove opportunità di lavoro per i giovani valtellinesi, affinché possano rientrare dopo aver studiato fuori provincia, e far sì che la Valtellina possa diventare uno dei centri pulsanti dell’innovazione digitale.

Così alla sala consiglio di palazzo Muzio, Fabrizio Capobianco, trasferitosi nella Silicon Valley dopo gli studi all’Università di Pavia e con un curriculum ricco di successi e felici intuizioni, ha ricevuto dalle mani di Franco Visintin, presidente dell’associazione Valtellinesi a Milano, il “Lavegin d’Or 2019”. «Sono emozionato, tornare a casa per me è sempre un piacere assoluto - ha esordito Capobianco -. Non merito questo premio, ma ora devo cercare di meritarmelo, quindi rappresenta sicuramente uno stimolo. Questo è un momento interessantissimo per le opportunità incredibili offerte dalla globalizzazione e dal software. La Valtellina ha il pregio di essere un’ “isola felice” con il difetto di essere “un’isola”. Dobbiamo però trovare il modo di attirare qui persone, ingegneri, per un lavoro che possa crescere e durare nel tempo. In provincia di Sondrio la qualità della vita è veramente alta e un software si può distribuire da ovunque, Palo Alto o la Valtellina è la stessa cosa. Sogno di poter sempre fare ciò per cui ho passione: una, per me è il calcio e per questo c’è Tok.Tv, ma la mia passione più grande è la Valtellina e io voglio aiutare una terra che mi ha dato tanto, compreso questo premio straordinario».

La riflessione di Fabrizio Capobianco è stata stimolata dall’intervento del sindaco di Sondrio Marco Scaramellini che ha presenziato alla premiazione: «L’ingegner Capobianco è una figura valtellinese di primo piano - ha sottolineato - e credo che mai scelta fu più azzeccata. Ho incontrato Fabrizio già a Natale e abbiamo ragionato di come portare qui a Sondrio uno sviluppo di lavoro e di cultura per i giovani che studiano fuori provincia o che verrebbero comunque qui in Valtellina. La città si aspetta molto da lui». «La valle - gli ha fatto eco Franco Visintin - ha bisogno di uomini e valori di questo livello». A rendere ancor più speciale la giornata di ieri per Fabrizio, oltre alla moglie e alla figlia che lo hanno seguito in questo suo ritorno in Valtellina, anche la presenza (per lui a sorpresa) di Virginio Cantoni, docente dell’Università degli studi di Pavia con cui l’ingegnere valtellinese ha condiviso il percorso di tesi e di dottorato.

«È un piacere essere qui e mi emoziona anche un po’. - ha ammesso Cantoni - In 43 anni d’insegnamento ho avuto, più o meno, seimila studenti: molti bravi, ma solamente un Fabrizio Capobianco, nessuno ha realizzato quello che ha fatto lui. Ha sempre continuato a progredire con le sue nuove società e sono sicuro che ha già in mente qualcosa di nuovo».


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