Laura è rimasta ferita a Torino: «Calpestata due volte»
I tifosi valtellinesi a Cardiff

Laura è rimasta ferita a Torino: «Calpestata due volte»

Al pronto soccorso con un taglio alla mano. E i tifosi da Cardiff: «Il nostro pensiero ai fatti di Torino»

Tra gli oltre 1500 spettatori feriti nella piazza di Torino c’è anche una ragazza sondriese, Laura, che era andata per seguire la partita sul grande schermo e invece ha dovuto lottare per la propria incolumità.

«C’è stato, d’un tratto, panico totale, improvviso. Gente completamente fuori controllo, altri calpestati: la follia più totale di persone che hanno completamente perso il controllo di se stessi. Sono stata travolta, mi hanno calpestato in due occasioni, c’era sangue dappertutto dovuto anche alle tantissime bottigliette di vetro (di acqua e birra) cadute a terra - continua -. La gente scappava per questo finto allarme bomba, altri cadevano anche per gli zainetti che erano stati appoggiati per terra e io sono però riuscita ad alzarmi e poi tornare a casa, tutta pesta e acciaccata, con un taglio alla mano. Troppa gente in quella piazza: chi pensava solo a se stessa, chi cercava di dare una mano, una confusione “mega”, con scarpe perse, bottiglie rotte e sangue. Domenica (ieri, ndr) sono andata al pronto soccorso a rimettermi in sesto».

Grande spavento e a rischio la propria incolumità; la psicosi dell’attentato. Notizie drammatiche che “contaminano” anche l’ambito sportivo. «Ha vinto la squadra che ha meritato di più»; questa la prima considerazione di Max Scherini, il vicepresidente dello Juventus Club Doc Terza Stella Valtellina, Il pullman sta riportando in Italia un po’ di juventini. Ma Cardiff è stata matrigna: «Abbiamo giocato alla pari nel primo tempo – ha continuato Scherini -, ma già dai minuti finali della prima frazione si vedeva che dal punto di vista fisico qualcosa non stava girando per il verso giusto, un vero peccato. Nel secondo tempo non c’è stata partita».

Per quel che riguarda i valtellinesi, hanno raggiunto con mezzi diversi Cardiff, si sono ritrovati allo stadio, ma «eravamo tutti sparsi a gruppi di 4, 5 persone. Oltre naturalmente all’esito della gara, l’aspetto peggiore di questa trasferta è stata l’impossibilità di organizzare una spedizione tutti assieme a livello di viaggio per poter stare poi in gruppo allo stadio. Pazienza e facciamone tesoro». Il pullman arranca, a 125 km a nord di Strasburgo; i “nostri” sono in otto a bordo, con l’unica presenza femminile che si chiama Lauretta. Che commenta: «A parte l’esito della partita, è stata una trasferta bellissima e divertente». Comunque, nonostante tutto, il morale è buono: «Siamo un gruppo fantastico - assicura Max - e già da oggi stiamo superando la delusione di ieri.... Personalmente, tengo a ringraziare ad uno ad uno tutti i soci dello Juventus Club Doc Terza Stella Valtellina che ci hanno accompagnato in questa fantastica annata. E un pensiero va anche ai fatti di Torino, che ci portano con i piedi per terra e ci fanno capire le cose veramente importanti nella vita. Mando un grosso abbraccio a tutti i nostri amici presenti là e che fortunatamente se la sono cavata solo con un grosso spavento e qualche graffio».

Anche da Catania un appassionato bianconero, Salvatore, perpetua la sua “fede”: «Sicuramente con il gioco del primo tempo la Juve poteva, al massimo, pareggiare; ma il secondo tempo è stato un disastro, non hanno contrastato, non riuscivano nei passaggi. Diciamola tutta, il Real Madrid, con l’amaro in bocca, ha meritato la vittoria. Comunque forza Juventus. Non si può sempre vincere».

Da una zona non bene definita, tra Francia e Belgio, parla Salvatore Signorelli: «Ci siamo fatti sei ore di tunnel della Manica, un po’ tristi, forse perché era tutto buio e anche per via della partita - precisa -. Eravamo in curva, primo anello dietro la porta e, per fortuna, abbiamo visto solo il loro primo gol. Mamma quanta gente. Una grande festa, prima, e dopo delusione. Nel tunnel specialmente. A 40 metri sott’acqua, una tristezza, poi abbiamo cominciato a parlare e siamo tornati a fare “gli allenatori”».


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