«L’arresto di Mantovani, giustizia ad orologeria»

«L’arresto di Mantovani, giustizia ad orologeria»

«Una giornata movimentata». Usa un eufemismo Filippo Rebai, coordinatore provinciale di Forza Italia e membro dello staff del vice presidente in Regione Lombardia per stemperare la tensione di fatti e impressioni di una giornata che lo ha segnato, come dice lui, da un punto di vista umano e politico, oltre che professionale.

L’arresto di prima mattina di Mario Mantovani con le accuse di concussione, corruzione aggravata e turbata libertà degli incanti in un’inchiesta della Guardia di finanza e della Procura di Milano e del capo della sua segreteria Giacomo Di Capua, per le accuse di concorso in concussione, corruzione aggravata e turbata libertà degli incanti, insieme all’avviso di garanzia all’assessore al Bilancio Massimo Garavaglia, accusato di turbativa d’asta, hanno sconvolto il tranquillo tran tran di palazzo Lombardia.

È per primo Rebai a raccontarlo. «La Guardia di finanza è arrivata qui intorno alle 8,15 - dice da Milano -. Hanno perquisito gli uffici, hanno fatto il back up dei computer di Mantovani e di Di Capua. È stata una giornata movimentata».

Rebai ha saputo dell’arresto di Mantovani fin dal primo mattino, nessuna sorpresa arrivando in ufficio. E dal suo punto di vista nessuna sorpresa neppure per le motivazioni. «È il solito copione - la reazione politica convinta del coordinatore provinciale di Forza Italia -: la Procura usa le sue armi per insabbiare gli scandali di Roma e di Firenze. Il Pd usa il suo braccio armato. Siamo ancora nel campo della giustizia ad orologeria».

E a riprova di questa visione , Rebai ricorda come si tratti di fatti risalenti al periodo in cui Mantovani non era ancora assessore alla Sanità «tanto che - aggiunge - il gip aveva già respinto una prima richiesta di arresto tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014».

Ma insieme al fatto politico c’è quello personale. Rebai lavora con Mantovani da febbraio, dopo la conclusione dell’esperienza professionale con l’ex assessore e poi sottosegretario Maurizio Del Tenno, e quindi l’arresto lo turba doppiamente. «Si tratta di una persona corretta - dichiara -, sono certo che saprà dimostrare l’estraneità ai fatti. Saprà dimostrare la sua innocenza».

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