L’addio a Simone  Commozione e preghiera
Sondrio funerale di Simone Massetti (Foto by Luca Gianatti)

L’addio a Simone

Commozione e preghiera

Commozione ai funerali del runner Simone Massetti

Un momento di silenzio e preghiera, per stringersi attorno ai suoi cari, dopo che molte, forse troppe parole erano state spese, specie sui social, nei giorni scorsi a fronte di quella che è una tragica fatalità; e una celebrazione della vita e dei “talenti” di Simone Massetti.

Ieri pomeriggio sono stati davvero in moltissimi (e probabilmente sarebbero stati ancora di più se la capienza non fosse stata ridotta a causa delle misure anti-covid) a partecipare alla chiesa del Sacro Cuore ai funerali del sondriese di 34 anni, scomparso sabato scorso dopo essere scivolato in un burrone nel corso di un’escursione in Val di Togno.

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«Ne ho lette e sentite di tutti i colori e non ho nè la voglia, nè la pazienza di rispondere ad un ad uno, con garbo ed ironia, come, probabilmente, avrebbe fatto Simone Sixburton Massetti. Se ho dei rimpianti è solo ed esclusivamente perchè un Amico (con la A maiuscola), oggi, non c’è più. Se ho dei sensi di colpa, li ho nei suoi confronti, in quelli della sua Famiglia (con la F maiuscola) e dei suoi Amici. Null’altro».

Parola di Paolo Pedroli, 32 anni, di Castello dell’Acqua, runner per vocazione, tesserato Castelraider, l’asd di Castello dell’Acqua. L’altro ieri, da noi contattato, faticava a raccogliere i propri pensieri, a direzionarli dove avrebbe voluto. Era sotto shock per la morte dell’amico Simone, scivolato per 200 metri sul monte Palino, nel territorio di Spriana, sabato scorso, durante un allenamento di corsa in montagna. Una tragedia che ha segnato tutto il mondo dei runner, e non solo. Perchè Simone era, sì, uno spirito libero, un po’ “naif”, ma, di fondo, un buon ragazzo, basi solide, valori profondi, grande sensibilità. E i commenti circolanti sui social nelle ore immediatamente successive alla tragedia, i “j’accuse” per il fatto che non avrebbero dovuto trovarsi lì durante il lockdown (avrebbero potuto allenarsi, questo sì, ma non fuori dal loro Comune), hanno gettato nello sconforto Paolo.

«Ho le spalle larghe - scrive -, non è la prima volta che la vita mi mette, duramente, alla prova, anche se questo colpo è stato, tremendamente, duro. Sono diventato grande prima del tempo e, di certo, non saranno idiozie scritte nè certi commenti, a peggiorare il mio momento. Ma Simone e la sua Famiglia non meritano tutto ciò. Per cui, vi chiedo di chiudere la bocca e lasciare quell’ossigeno a chi dispone di un cervello e più ne necessita».


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