«L’acqua nell’Adda era scarsa». Tanta amarezza dopo le gare di canoa
Non è stato ottenuto il rilascio di acqua richiesto (Foto by foto Gianatti)

«L’acqua nell’Adda era scarsa». Tanta amarezza dopo le gare di canoa

La delusione a Piateda di sportivi e amministratori. «Organizzazione perfetta, ma serve un’intesa sul tema». A2A finisce nel mirino: «Noi sempre pronti al confronto».

Qualche atleta ha rovinato o addirittura rotto la propria canoa da competizione, altre persone ha manifestato il proprio dissenso con uno striscione, apparso lungo le rive del fiume, con un’inequivocabile scritta: «Grazie ad A2A, l’Adda acqua non ne ha».

È montata la protesta nel fine settimana a Piateda, quando, in occasione del campionato nazionale di canoa e kayak, il fiume si è presentato alquanto scarso di acqua. Gli organizzatori hanno fatto i salti mortali per garantire una gara di qualità e in sicurezza – e ci sono riusciti a vedere dai numerosi messaggi positivi lasciati da allenatori, ct e tecnici federali –, ma la questione si pone anche per il futuro.

«Sabato abbiamo inaugurato l’ostello che punta sugli sport fluviali – afferma il sindaco, Aldo Parora -. Se non abbiamo acqua nell’Adda, dobbiamo virare forse sullo skateboard sulle rocce? Battute a parte, quanto accaduto nel week end dispiace molto. All’incontro, che si era tenuto in precedenza, la società idroelettica A2A aveva annunciato che non avrebbe garantito la fornitura di acqua, perché la programmazione viene fatta giorno per giorno. A questo punto propongo un tavolo di lavoro con Provincia, Bim, Comunità montana e società idroelettiche per trovare il modo di affrontare questo problema».

«A2A non si è mai sottratta al confronto e al dialogo con il territorio, quindi nessun problema per il futuro - commenta Roberto Corona per A2A -. Sicuramente, per il buon risultato delle iniziative, è necessario che il tutto avvenga con la collaborazione di tutti gli attori idroelettrici presenti sul territorio».

Il presidente della Cm di Sondrio, Tiziano Maffezzini, propone una via di uscita. «Sapevamo tutti che la gara di sabato e domenica sarebbe andata così e già, quando ci siamo incontrati con le aziende idroelettriche prima della manifestazione, era uscita la necessità di un maggiore coordinamento. Abbiamo creato il Contratto di fiume, lo strumento con cui tutti i soggetti interessati al territorio e al suo fiume si troveranno allo tesso tavolo per discutere su utilizzo, mantenimento e attività da svolgere sul fiume. Quella sarà l’occasione per un confronto su questa tematica che sta diventando significativa». Maffezzini si rende conto che, quest’anno le scarse nevicate e la crisi delle aziende idroelettriche stesse non abbiano aiutato. Il ragionamento da impostare, secondo il numero uno della Cm, è quello dell’utilizzo delle acque non solo per scopi idroelettrici, ma anche per l’attività sportiva. «Bisogna arrivare a un accordo che consenta a tutti di lavorare nel migliore dei modi», auspica.

Particolarmente amareggiata la Polisportiva Albosaggia che, con la sezione fluviale Addadventure, ha organizzato l’evento sportivo. «Grande merito va a chi ha gestito la gara con una portata d’acqua ridotta a minimi termini - afferma Gianluca Cristini, presidente della Polisportiva -. Non si è riusciti ad ottenere da parte da tutte le società idroelettriche, che hanno la possibilità di regolare i flussi, quello che ci avrebbe permesso di svolgere con maggiore tranquillità la manifestazione. Mentre Edison ed Enel Greenpower hanno collaborato, A2A non ci è venuta incontro. Avevamo chiesto il rilascio di 10 metri cubi di acqua al secondo per alcune ore a fronte di una potenzialità di 40-60 mc al secondo. Spiace, perché l’iniziativa avrebbe dato un ritorno a tutti, per il turismo, per il territorio e, indirettamente, anche per le società idroelettriche. Mi auguro che, per il futuro, si riesca a interloquire in modo diverso. L’acqua c’è, le società la sfruttano in base ai contratti in essere, ma chiediamo che questo non vada a inficiare il lavoro e gli sforzi di altri soggetti».


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