L’abbraccio di una città per l’addio a De Marzi. Un uomo d’altri tempi
Grande partecipazione per l’ultimo saluto al noto commerciante

L’abbraccio di una città per l’addio a De Marzi. Un uomo d’altri tempi

«La vita si è trasformata, non si è persa». Con questa grande dichiarazione di fede cristiana don Marco Zubiani ha officiato venerdì la messa funebre celebrata nella chiesa della Beata Vergine del Rosario, nel commiato dalla vita terrena di Giovanni De Marzi, il commerciante sondriese morto per una caduta da cavallo avvenuta martedì scorso a Postalesio.

Una chiesa gremita l’ha accompagnato nel suo ultimo viaggio, d’altronde De Marzi era conosciutissimo in città e non solo, pur se diventato saltuariamente “nizzardo” in questi ultimi anni. Un caldo abbraccio si è stretto attorno ai familiari, mentre conoscenti e amici l’hanno accompagnato nell’ultimo viaggio.

La nostalgia è passata attraverso i muri ed è approdata a pochi metri di distanza, al numero 4 di via Bassi dove, nello scantinato di casa, Giovanni aveva cominciato la sua scalata alla vita. Erano gli anni ’60, quando l’iniziativa e la voglia di lavorare erano premiati. Aveva avviato la sua piccola attività di radioriparatore, ampliata con la vendita di elettrodomestici, le prime calcolatrici elettroniche, lampadari e tanta passione profusa a piene mani in tutto quello che faceva. Era una fucina di positività, impegno in ogni direzione, una scommessa con la vita che gli ha dato riconoscimenti positivi, ma pure l’ha messo di fronte a eventi terribili, nei quali era più che lecito vacillare: la scintilla che aveva dentro non ha mai smesso di lanciare lampi. Sempre attento, sempre giocherellone in quegli anni ’60 quando d’estate il suo negozio era un ritrovo di gioventù e di sorrisi, di ricerca di una nuova via lungo la quale sperimentare.

Forse anche i tempi lo consentivano. Quante volte abbiamo lanciato martelli, a distanza di sicurezza, contro vecchi televisori per vederne esplodere i cinescopi, quante volte sono stati organizzati scherzi contro il malcapitato di turno, quante serate passate nel retrobottega ad assemblare il motore Abarth col quale correre alla “Tornadri” oppure tirare i conti per vedere se “quadravano” le cose.

La commozione di rivivere quei momenti, attenuati con lo scorrere del tempo, ma sempre vivi nei ricordi, ha preso sempre più sostanza. La generosità l’ha sempre contraddistinto. Era forse il segreto per avere sempre tanti giovani attorno, ma era la fiducia che riponeva in lui la sua clientela che ci lasciava spesso curiosi.

In seguito i fatti della vita hanno allontanato i componenti di quel gruppo. Lui è diventato più grande, ha spaziato nel mondo degli strumenti musicali e, ancora una volta, andando da lui per un acquisto valeva la “carta di credito” degli anni ’60. Chi scrive lo ha avuto come commissario esterno d’esame al professionale Fossati e uno degli alunni, Graziano, è finito a lavorare per lui per diversi anni prima di mettersi in proprio.

Era una famiglia, non un luogo di lavoro, ma questo forse oggi è difficile da capire. Graziano ieri piangeva come un bambino, a fianco della bara del suo amico Giovanni, mentre abbracciava la signora Mafalda, la moglie. Giovanni se n’è andato come suo solito, alla chetichella, con discrezione e, ce lo siamo immaginato, col suo sorriso sornione dipinto in volto. «La vita si è trasformata, non si è persa. Il Signore ci aiuti a vedere questa continuità», ha concluso don Marco.


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