La tragedia nelle case di riposo  «Il sistema non ha funzionato»
Morbegno casa di riposo Ambrosetti Parravicini (Foto by Luca Gianatti)

La tragedia nelle case di riposo

«Il sistema non ha funzionato»

Morbegno, i dati dell’Ufficio di Piano evidenziano un’impennata di decessi e un calo a Delebio

Sono arrivati ieri gli ultimi dati dei tamponi sugli ospiti della Rsa di Morbegno. «Sono 6 negativi e 4 positivi», spiega Italo Rizzi, presidente della fondazione che gestisce la casa di riposo. I numeri si aggiungono ai precedenti, cioè 86 positivi (il 60% del totale) e 60 negativi, confermando l’evidente preoccupazione per quanto sta accadendo nella Rsa. «Oggi poi - ancora Rizzi - sono stati fatti 34 test: 21 agli ospiti come secondo tampone di controllo e 13 agli operatori che devono rientrare».

Ardenno è la prima

Questi effettuati con il sistema “drive through”, cioè all’aperto nell’area esterna sistemata da ieri nella Rsa, senza scendere dall’auto. Anche l’attesa dei test sui dipendenti sarà importate per capire il numero del personale che effettivamente può prestare servizio nella struttura. Il caso della Rsa di Morbegno ha particolarmente colpito per la triste crescita dei decessi che sono stati oggetto, martedì, di un consiglio comunale fiume.

Ma le cifre relative alle case di riposo nell’intera Bassa Valle sono ugualmente allarmanti. I dati diffusi dall’Ufficio di piano della Comunità montana dicono che in epoca di pandemia, laddove c’è una Rsa, i numeri dei decessi si impennano. Mentre nelle sole Rsa da gennaio al 20 aprile del 2019 e di quest’anno si registra un’unica eccezione, Delebio, la cui Rsa è passata dai 9 decessi del 2019 a 5, con una percentuale di meno 56%.

Nella triste classifica che nessuno vorrebbe scalare in testa c’è la Rsa di Ardenno, che passa da un morto nei primi quattro mesi dell’anno scorso a 5 decessi sino al 20 aprile (ma dal 20 aprile a oggi i dati sono aumentati, in totale si arriva a 8) con una percentuale di crescita del 400%; quindi Morbegno, che passa da 17 a 74 (ma nei primi 27 giorni di aprile si sono contati 54 decessi ), cioè il 335% in più; Civo-Roncaglia e Talamona da 4 a 10, cioè 150% in più; Dubino-Nuova Olonio da 12 a 26, cioè 117% in più. Analizzando i dati, dietro i quali, ricordiamolo, ci sono delle persone, il presidente della Cm, Emanuele Nonini, dice che «sul totale dei decessi nel primo quadrimestre dell’anno riferito al 2019 e al 2020 si nota che su 24 comuni 16, cioè circa il 65%, hanno avuto un incremento di morti, cioè il coronavirus ha colpito tutti. Mentre le percentuali, gravi, sulle Rsa mettono in evidenza una situazione che già conoscevamo».

«L’esempio di mia moglie»

E che Nonini conosce bene, non solamente in veste di sindaco di Dubino. «Sì, parlo dal punto di vista personale, dalla prima linea, perché mia moglie lavora nella Rsd di Nuova Olonio, che è assimilabile alla Rsa - spiega -. Nel giro di due mesi ha dovuto imparare non solo a cambiare la divisa da lavoro, indossando tre paia di guanti, la doppia mascherina, cuffia per i capelli, due tute, copri scarpe, ma anche a muoversi con competenze non sue che non ha una formazione medica. E come lei moltissimi altri dipendenti. Come avrebbero potuto fare qualcosa di differente le Rsa? Non sono ospedali con un reparto malattie infettive, dove pure c’è stata una tragedia, figuriamoci nelle Rsa, dove non esistono gli stessi strumenti per affrontare una pandemia, occupandosi di persone già fragili e dove il virus, entrato tramite parenti o personale, ha colpito come un killer. Quindi è il sistema che non ha funzionato, ha contato la mancanza iniziale di dispositivi di protezione. Le Rsa hanno messo in atto tutti i protocolli ministeriali e regionali per quanto potevano, ma finite le scorte, sino al 10 marzo trovare mascherina è stata un’impresa titanica».


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