La tesi di Taormina: «Gatti non c’entra  con questo delitto»
Ezio Gatti, il valtellinese condannato in primo grado a 21 anni di reclusione

La tesi di Taormina: «Gatti non c’entra

con questo delitto»

L’appello: l’avvocato difensore smonta la sentenza emessa in primo grado dai giudici sondriesi. «Il concorso che si dà per assodato non esiste».

Era stato rinviato a giudizio quale mandante del duplice delitto di Zalende, la Corte d’Appello di Sondrio lo aveva sì assolto dalla premeditazione, ma lo condannò nel dicembre del 2014 a 21 anni di carcere per “concorso anomalo”.

In pratica, Ezio Gatti, il valtellinese di 46 anni, oggi ai domiciliari grazie al braccialetto elettronico, fu ritenuto corresponsabile di quella tentata estorsione finita nel sangue.

L’omicidio, è vero, non rientrava nei suoi “piani” – questo ha detto la sentenza di primo grado – ma avrebbe dovuto prevederlo come possibile conseguenza.

«Niente di più falso», ha tuonato ieri in aula suo avvocato Carlo Taormina che non si è certo risparmiato nella sua arringa per dimostrare l’innocenza di Gatti che ieri non si è perso una battuta del processo senza però mai rivolgere la parola all’altro imputato, il moldavo Ruslan Cojocaru, che di anni ne ha 36 e da 5 è detenuto nel carcere di Monza.

«Ezio Gatti non è in alcun modo coinvolto con l’omicidio dei coniugi Ferrari perché la morte dei due imprenditori avrebbe solo danneggiato i suoi interessi. Questo del resto lo dice anche la sentenza pronunciata a Sondrio, ma quello che noi vorremmo far capire è che Gatti nemmeno avrebbe potuto prevedere – come invece sostiene l’accusa - un simile epilogo, semplicemente perché lui, quel rischio non se lo è mai assunto. Non esiste, quindi, quel concorso anomalo che la sentenza di primo grado dà per assodato», ha concluso il legale, forte del fatto che a Milano la Procura generale non ha condiviso fino in fondo l’appello del pm Luisa Russo, la quale - sostenendo la premeditazione -chiede l’ergastolo anche per il valtellinese.


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