La tassa di soggiorno resta uno scoglio
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La tassa di soggiorno resta uno scoglio

Il sondaggio del consorzio. Un terzo degli operatori ha detto no, altrettanti sono a favore e il resto si dice dubbioso. Secondo Damiani, assessore al Turismo dell’ente montano, «la resistenza in parte è dovuta alle situazioni in nero».

Ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che il Tiranese introduca la tassa di soggiorno? Le opinioni fra gli operatori turistici sono troppo contrastanti, seppure le amministrazioni comunali siano, per lo più, orientate verso questo provvedimento, che potrebbe consentire di reperire risorse per migliorare i servizi.

È quanto emerge dal monitoraggio che il consorzio turistico Terziere Superiore ha commissionato negli ultimi mesi per rilanciare il turismo nel mandamento. Alla domanda se la Media Valtellina dovrebbe introdurre la tassa di soggiorno per finanziare progetti di sviluppo turistico territoriale 34 operatori (29,6 per cento) hanno risposto di no e 33 (29,7 per cento) di sì. In mezzo ci sono quelli non del tutto convinti.

Suddividendo anche le categorie emerge questo quadro: non favorevoli alla tassa di soggiorno sono gli agriturismi, i proprietari di appartamenti privati e, in parte, gli alberghi; mentre molto favorevoli alla novità sono i liberi professionisti (guide turistiche, agenzie di viaggio) e le amministrazioni pubbliche. Diversi i motivi di diffidenza: c’è chi ritiene sia importante inserirla visto che c’è dappertutto e non crea differenze sulla scelta della località, ma consente di creare un fondo per investire e sviluppare prodotti e servizi turistici. C’è chi pensa che sia giusto introdurla dopo aver realizzato i servizi per i turisti e chi pensa che possa essere applicata perché, in fin dei conti, la paga il turista e a lui ritorna in qualità dell’offerta.

Un’analisi viene dall’assessore al Turismo della Comunità montana di Tirano, Alessandro Damiani: «Il fatto è che ci sono appartamenti e agriturismi dove circola ancora l’attività in nero e la tassa significherebbe un ulteriore controllo - spiega l’assessore -. Potrebbe essere questa una delle motivazioni alla resistenza di alcuni operatori. Dal mio punto di vista, è importante introdurre la tassa di soggiorno, ma occorre prima fare un piano condiviso. Dai report emerge come il 30 per cento dei Comuni, in cui la tassa è in vigore, utilizza le risorse derivanti per coprire buchi di bilancio o le spese correnti e non per implementare i servizi turistici. Dunque, ritengo, come nel complesso anche le amministrazioni locali, che servano prima una strategia e delle regole. Niente frammentazione, ma bisogna sederci tutti al tavolo per creare insieme un piano. Se vogliamo la tassa di soggiorno facciamo in modo che sia utilizzata in modo corretto, diversamente occorre capire come trovare i fondi perché non possiamo permetterci di perdere altro tempo per lo sviluppo del territorio».

Altro argomento in primo piano quello delle seconde case. La proliferazione di alloggi a uso turistico e la presenza di player come Airbnb non è visto, nel Tiranese, come una minaccia, ma - sempre secondo il sondaggio resi noto di recente - potrebbero essere previsti incentivi fiscali per mettere nel circuito distributivo le case, interventi di miglioramento della qualità, il coinvolgimento di soggetti qualificati (non le semplici immobiliari) per una distribuzione più ampia e professionale. Fra le proposte anche quelle di valutare una gestione con l’accordo fra comproprietari per rendere disponibili le seconde case e una consorzio per gestire gli affitti e ammodernare case obsolete che non hanno i requisiti per entrare in un mercato moderno.


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