«La Secam lavora a pieno regime»
Alfio Sciaresa e Gildo De Gianni, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Secam (Foto by foto Gianatti)

«La Secam lavora a pieno regime»

L’ad Gildo De Gianni rassicura gli utenti e tutti i dipendenti sulla solidità dell’azienda. «Abbiamo fatto alcune sostituzioni, ma continuiamo a operare con l’impegno e la serenità abituali»

Nel momento più difficile della Secam, scossa per l’arresto di tre suoi dipendenti e per i sequestri effettuati dalla polizia di Stato, amministratore delegato e presidente scelgono di prendere di petto la situazione, mettendoci la faccia e convocando una conferenza stampa per far sentire ai dipendenti e agli utenti la voce dell’azienda.

«Siamo qui per ribadire che la società lavora a pieno regime con il massimo impegno e alla ricerca della massima efficienza funzionale - la premessa dell’ad Gildo De Gianni, seduto a fianco del presidente Alfio Sciaresa -. Ovviamente abbiamo dovuto effettuare alcune sostituzioni, alcune per le ferie, altre per differenti motivi (i tre dipendenti finiti ai domiciliari, ndr), ma Secam sta lavorando con l’impegno e la serenità abituali» . Martedì mattina, negli uffici di via Vanoni sono arrivati gli uomini della Squadra Mobile della Questura con tanto di decreto di perquisizione e sequestro. Se ne sono andati ore dopo con un computer, documenti e una serie di supporti informatici, il tutto da analizzare e passare al setaccio.

A tre dipendenti, nello stesso momento, era stata notificata l’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per una serie di presunti favori a imprenditori “amici”: fatture gonfiate, gare truccate e altri illeciti minori tra i quali alcuni episodi che integrerebbero il reato di peculato. In un solo colpo sono venuti a mancare il dipendente preposto al servizio idrico fino al 2016, Amerigo Piasini; il responsabile del settore igiene urbana Daniele Bormolini; il responsabile del settore ingegneria e pianificazione Diego Samaden. «Tra l’altro non capisco perché siano stati definiti funzionari pubblici, visto che non lo sono. Sono dipendenti responsabili di un settore» la precisazione di De Gianni, che anticipa quello che molto probabilmente sarà uno degli elementi su cui punteranno le difese.

Quella della natura giuridica di Secam non è questione di lana caprina, in questo caso. Se venisse considerata società di diritto privato, qualsiasi contestazione relativa a spese di rappresentanza, fatture gonfiate e utilizzo a scopo personale dei beni sociali non potrebbe più configurarsi come peculato. Soltanto le società pubbliche, poi, sono tenute a indire concorsi per le assunzioni e a gare d’appalto per l’affidamento dei lavori.

Sul punto, il gip Carlo Camnasio non ha dubbi. «Va innanzitutto condiviso l’assunto accusatorio circa la natura pubblica della società» si legge all’inizio delle osservazioni contenute nell’ordinanza che ha disposto i nove arresti domiciliari notificati martedì mattina. Il procuratore Claudio Gittardi era stato ancora più esplicito, specificando che «Secam è una società pubblica e i suoi funzionari vanno considerati a tutti gli effetti pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio e quindi devono rispettare tutte le norme relative ai contratti pubblici». Non è questo però l’aspetto su cui si concentra l’amministratore delegato in questa delicata fase dell’azienda. Nel suo intervento, De Gianni pensa piuttosto alle persone, oltre trecento, che lavorano nell’azienda finita sotto la lente degli inquirenti. «Confermo l’assoluta fiducia e stima nei confronti dei nostri dipendenti che lavorano nel rispetto di ruoli e procedure - dice De Gianni -. Dipendenti che sono estranei a qualunque accusa e che godono della fiducia dei vertici aziendali».

Anche per i tre funzionari (o dipendenti che dir si voglia) finiti ai domiciliari, il numero uno del consiglio di amministrazione ha parole di sostegno. «Premesso che non entriamo nel merito della indagine e che abbiamo piena fiducia nella magistratura, abbiamo dovuto sospendere i tre dipendenti a livello cautelare perché espressamente previsto dalla legge in materia di lavoro. Auspichiamo che riescano a chiare la loro posizione. Se così non dovesse essere, logicamente dovremo prendere ulteriori provvedimenti. Nei confronti di dipendenti infedeli in passato ci sono già stati anche dei licenziamenti».

Nel frattempo, in attesa di conoscere l’esito di un procedimento che potrebbe durare degli anni, Secam decide di portarsi avanti e adottare una serie di misure che limitino il rischio di comportamenti illeciti da parte delle persone che ci lavorano. Non che allo stato attuale la società ne sia sprovvista, come precisa l’amministratore delegato Gildo De Gianni: «Secam dal 2012 ha implementato il proprio sistema di controllo interno anti corruzione. Sono disposizioni di legge che noi abbiamo adottato e altre società no. Siamo anche dotati di un organismo di vigilanza presieduto dall’avvocato Alberto Gandini per controllare il rispetto delle procedure. Nel consiglio di amministrazione che si riunirà la prossima settimana saranno valutate azioni di ulteriore miglioramento sotto questo aspetto, come per esempio l’istituzione di doppi controlli sulle gare».

Il presidente Alfio Sciaresa precisa poi che «se ci sono dei casi di infedeltà deve essere la magistratura a verificarlo, non la società, che tra l’altro non avrebbe neanche il potere per farlo. Con le nuove regole, comunque, i controlli interni ci sono».

«Non possiamo indagare noi i dipendenti - fa eco De Gianni -. Però tutti devono conoscere le procedure e il rispetto delle regole. Il nostro compito è quello. Se le procedure sono conosciute e adeguate tutti ne devono essere consapevoli. Se ci sono piccole disfunzioni devono essere corrette. A questo proposito stiamo pensando di adottare un codice etico».


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