La ripartenza?  In Valtellina è già iniziata
Il settore agroalimentare in provincia di Sondrio non si è sostanzialmente mai fermato

La ripartenza?

In Valtellina è già iniziata

Alimentare e farmaceutico mai fermo. Partito un artigiano su due e 4 mila metalmeccanici

«La ripartenza per molti c’è già stata. Quando riguarderà tutti bisognerà iniziare a fare i conti con il mercato». Ecco il punto di vista della Fim-Cisl di Sondrio, secondo la quale buona parte delle tute blu valtellinesi – sono oltre 4.000 i lavoratori per i quali si applica il contratto dell’industria tra Federmeccanica, Api e Confimi e sono stati necessari nelle scorse settimane accordi di cassa integrazione - è tornata al lavoro. E per chi – pochi secondo l’analisi del sindacato - è ancora fermo, l’attesa in vista di tornare a timbrare il cartellino durerà solo altri cinque giorni.

Ma questo non risolverà tutti i problemi. Nel manifatturiero, che in Valtellina – secondo i dati registrati a febbraio da Unioncamere - è composto da 770 aziende con dipendenti, per le analisi del sindacato sono al lavoro settori centrali come l’agroalimentare e il farmaceutico, che non si sono mai fermati, proprio come buona parte dei metalmeccanici.

«Sostanzialmente le principali aziende del territorio, nel nostro settore, sono già aperte», premette il sindacalista della Cisl Vittorio Cantoni riferendosi a stabilimenti come Tecnofar, Pignone, Fic, Alexia, Carcano e Ring Mill. «Ma non si po’ dire che lavorino tutte al 100% - aggiunge il segretario generale di categoria -. Alcune hanno operato grazie al codice Ateco che dopo i decreti governativi ha consentito ad alcune imprese di produrre beni essenziali, altre lo hanno fatto per ragioni legate alla filiera. Da lunedì tutte riprenderanno. Speriamo che sia una ripresa con un buon utilizzo degli impianti, ma le preoccupazioni non mancano».

Il via libera del governo, insomma, non cancella i timori di dovere fare i conti con la crisi. Per quanto riguarda gli stabilimenti del settore del legno industria, un altro comparto che non è stato ritenuto essenziale e si è quindi bloccato, la Fillea-Cgil rileva che «buona parte hanno chiesto la cassa integrazione per Covid e sono ancora ferme, alcune addirittura lo saranno fino alla seconda metà di maggio».


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