La resa e le armi ai partigiani  Morbegno non dimentica
La targa posata in memoria del 28 aprile 1945 a Morbegno

La resa e le armi ai partigiani

Morbegno non dimentica

La colonna tedesca della Flak, il convoglio di militi nazisti sconfitti che nell’aprile del 1945 risaliva il lago di Como e si dirigeva verso la Svizzera, e con il quale viaggiava anche Mussolini firmò la propria resa a Morbegno nel palazzo delle scuole di via Ambrosetti. Fu un evento storico, «che va sottolineato, uno dei pochissimi casi, dopo Genova, in cui i tedeschi in Italia, riconobbero l’autorità delle formazioni partigiane e a loro consegnarono le armi. È una specificità, gli va dato risalto».

Si arricchisce di particolari e trova una ricostruzione dettagliata il ritaglio di grande Storia celebrato con la posa di un’apposita targa e un cippo commemorativo a Morbegno la scorsa domenica in occasione del 25 Aprile. 25 Aprile che si è festeggiato postumo, perché, come ha spiegato il sindaco Andrea Ruggeri, «a Morbegno la guerra finì proprio il 28 aprile. In Valtellina dopo il 25 si sparava ancora, non erano state liberate Sondrio, Tirano. Quest’anno ricordiamo la fine delle ostilità di domenica, 28, con questa targa che ricorda questa giornata speciale».

«Proprio così – ha affermato durante le celebrazioni il responsabile Anpi, associazione nazionale partigiani di Morbegno, Paolo Sironi – in precedenza, si riteneva, che la colonna della Flak, alla quale si era aggregata anche la “colonna Mussolini” che il 27 aprile 1945 viaggiava da Menaggio verso nord lungo la statale Regina e che venne bloccata a Musso, prima di Dongo dai partigiani della 52ª brigata Garibaldi si fosse arresa a Colico. Lo storico che ha approfondito l’episodio della resa, lo studioso lecchese Pierfranco Mastalli aveva già scritto un testo a proposito. Poi, tre mesi fa, mi ha raggiunto a Morbegno, portando alla mia attenzione questi suoi approfondimenti. La resa della colonna tedesca, sulla quale viaggiava, sul camion numero 34, travestito da soldato tedesco, con un cappotto e un elmetto della Wehrmacht, anche Benito Mussolini, non era un episodio verificatosi a Colico, e quindi della storia lecchese, ma in Valtellina, a Morbegno. Siamo andati dal sindaco Andrea Ruggeri, che insieme all’assessore alla Cultura Claudio D’Agata, ha posto la massima attenzione sull’episodio. Abbiamo lavorato per incorniciare nel modo migliore questa specificità. E oggi Morbegno può ricordare ancora più significativamente le gesta dei suoi partigiani». Un dispaccio scritto a macchina e autografo del Comitato di liberazione nazionale data la liberazione di Morbegno. Documenta i tedeschi fatti prigionieri. Altri approfondimenti sono stati effettuati dall’Istituto sondriese per la Storia della Resistenza. «Abbiamo accolto subito con il sindaco la notizia e la abbiamo celebrata adeguatamente – ha affermato D’Agata – operato in tempi brevi, messo in luce il ruolo rivestito dai partigiani, il testo della targa è stato scritto dal direttore della biblioteca civica, e cippo e targa sono nella ora nell’edificio scolastico, sotto il pannello che ricorda i caduti della seconda guerra mondiale».


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