La protesta   dei maestri di sci  «Fateci lavorare»
La protesta a Livigno dei maestri di sci della Scuola Centrale che hanno dato vita a coreografie per manifestare la loro rabbia

La protesta

dei maestri di sci

«Fateci lavorare»

Livigno Cola: «Erano arrivati stranieri dall’Est europeo

Stesi, uno dopo l’altro come fossero dei birilli: i maestri di sci della Scuola Centrale di Livigno hanno inscenato ieri mattina sul campetto della loro scuola, una protesta simbolica. Come se il rinvio dell’apertura degli impianti fosse una palla da bowling, sono caduti uno dopo l’altro, formando sulla neve la scritta “Centrale”, come a dire che può succedere qualsiasi cosa, ma la scuola rimane.

Erano in sessanta le tessere della scritta umana, maestri tutti pronti per il primo giorno di lavoro. Avrebbe dovuto essere una mattinata felice con i bambini gioiosi per il primo giorno sugli sci, bambini che vengono presi per mano nell’inquadratura dei genitori che filmano ogni istante del debutto. Invece...

«È un affronto per la nostra categoria - afferma il maestro di sci Maurilio Cusini, che della Scuola Centrale (la prima scuola sci di Livigno, fondata 50 anni fa) è uno dei veterani -. Eravamo strapieni di prenotazioni e invece non ci lasciano lavorare».

Da quando c’è stato il boom economico e turistico, Livigno non si era mia trovata ad affrontare una situazione così complicata. Caparbietà ed intraprendenza che qui sono di casa possono fare ben poco quando le decisioni sono prese altrove e tu li devi semplicemente subire.

Così ieri mattina al posto di vedere muoversi le telecabine, di vedere la gente salire allegramente con gli sci sui bus, c’è stata la fila di auto che hanno lasciato il Piccolo Tibet: i turisti che erano arrivati in buon numero, hanno deciso di ripartire, col muso lungo, delusi.

«Ci salutano perché erano venuti per sciare e non potendolo fare, ora se ne vanno in Svizzera - rivela un amareggiato Marco Cola, presidente di Atc (Associazione turismo e commercio di Livigno) -. A noi non resta che rimborsarli. Ci sono casi veramente paradossali. Un affezionato cliente polacco, aveva annullato la vacanza a Livigno lo scorso mese di aprile. Era stato costretto ad annullare poi quella anche quella di Natale e così aveva cambiato data per la terza volta. È arrivato a Livigno domenica dopo 1.200 km ed è già ripartito, deluso. Come lui tutti quei clienti del centro Europa: sono arrivati, hanno preso lo skipass e noleggiato l’attrezzatura e ora non possono sciare: sono imbufaliti. Con noi albergatori sono solidali perché capiscono che anche noi siamo vittime del sistema, ma ovviamente lasciano il nostro Paese con un immagine pessima dell’Italia».


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