La miglior ricerca  Sharon Negri  premiata a Pavia
Sharon Negri, 26 anni, di Aprica

La miglior ricerca

Sharon Negri

premiata a Pavia

Successo Ha vinto una borsa di studi per il dottorato

Non se l’aspettava nemmeno lei, Sharon Negri, 26 anni, di Aprica, tanta approvazione, per la ricerca condotta nel laboratorio di Fisiologia Cardiovascolare del dipartimento di Biologia e biotecnologia “Lazzaro Spallanzani”, dell’Università di Pavia, finanziato dalla comunità europea Lion Hearted, nel quale sta svolgendo, sotto l’egida del professor Francesco Moccia, il dottorato di ricerca in Scienze biomediche.

Invece, l’8 settembre scorso, è stata proprio la sua ricerca a colpire positivamente gli scienziati partecipanti alla tre giorni, indetta dalla Società italiana di Fisiologia, con sede a Milano, anche se i lavori si svolti online.

Ed è, quindi, dalla sua residenza, situata nel prestigioso Collegio Ghislieri di Pavia, dove si è aggiudicata una borsa residenziale per tutti i tre anni del dottorato, che la ricercatrice si è collegata online con la convention e, al pari di altri 60 colleghi, ha presentato il proprio lavoro.

«Si è trattato di un’esposizione orale di 10 minuti - precisa Sharon -, cui ha fatto seguito una discussione di altrettanti cinque. Dopodiché, la valutazione verteva sul contenuto scientifico del lavoro presentato, sulla chiarezza espositiva, e sull’abilità nel rispondere alle domande della comunità scientifica. E, inaspettatamente e con grande soddisfazione, ho appreso di aver vinto il premio nella categoria “Cell Phisiology” (che sta per Fisiologia cellulare e di cui ha dato conto, pochi giorni fa, in un post pubblicato sul proprio profilo Facebook anche l’assessore regionale Massimo Sertori, ndr). Contenta anche per il fatto che, durante l’esposizione, mi era pure saltata la connessione, per cui, c’è stato un momento di “panico”».

Nulla in confronto alla portata della ricerca svolta, molto particolare, perché si è trattato «di stimolare con la luce e in fluorescenza, cioè in un contesto, comunque, buio - precisa Sharon - delle cellule stese su velo, posizionato su vetro, in gergo polimero fotoeccitabile, così da poter osservare come varia la concentrazione di calcio nelle cellule sollecitate dalla luce. E cambia moltissimo, sembra un qualcosa di fantascientifico».

E si legge, nel tono di voce di Sharon, mentre ne parla, tutto l’amore per gli studi, per la ricerca, per la carriera accademica che, spera, di poter proseguire.

«Il fine ultimo di questo studio consiste nel favorire, attraverso stimoli luminosi, la rigenerazione dell’endotelio - precisa - che ricopre i vasi sanguigni, con l’obiettivo di indurre la rigenerazione cardiaca e dei vasi cardiaci. Siamo, quindi, nel campo dell’uso delle nanotecnologie per scopi biotecnologici e di medicina rigenerativa. Inserendo, infatti, una piccola piastrina che genera flussi luminosi sulla parte infartuata, malata, del cuore, si punta ad un suo progressivo recupero. E’ una soluzione che ha già prodotto ottimi risultati rispetto al recupero della vista. Il topo cieco su cui è stata testata, infatti, l’ha riacquistata».

Si starebbe una vita, ad ascoltare Sharon, che, chissà, forse senza volerlo o senza accorgersene, ci trasporta dentro una dimensione altra, piccola, microscopica, ma piena di vita. E’ affascinata da questo mondo, la ricercatrice, ed è sicura di non volerlo abbandonare.

Originaria di Aprica

«Sono affezionatissima alla Valtellina, appena posso torno a casa, ad Aprica, dove vivono i miei genitori e mio fratello, perché la montagna è la mia passione - dice -, però, non lascerò il mio filone di studi. Terminato il dottorato, qui, a Pavia, andrò all’estero, perché, per un ricercatore, un passaggio all’estero è inevitabile, per poi tornare in Italia, però, possibilmente, perché è giusto che un ricercatore italiano si impegni nel proprio paese. Tenendo presente che, questa, è una carriera durissima, che impone sacrifici e precarietà, che obbliga a continui trasferimenti e che garantisce enormi soddisfazioni, ma non economiche».

Tuttavia, Sharon, attualmente single per scelta, pur non ponendo limiti al fato, la sua strada, l’ha tracciata e intende proseguirla, costi quel che costi.


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