La lumaca del Cüet, passione e scienza  diventano business
Arianna Bongiolatti e Andrea Baldi

La lumaca del Cüet, passione e scienza

diventano business

A Berbenno da un anno Arianna Bongiolatti con il fidanzato si è “lanciata” in un allevamento speciale. Dall’Inghilterra al campo del nonno inseguendo un sogno.

A Berbenno c’è Arianna delle lumache, che fa il paio nella cittadina di Roccascissa con l’altra Arianna che proprio lumaca non è, Fontana, olimpionica di short track. Arianna Bongiolatti e le sue lumache del Cüet hanno fatto la loro apparizione giovedì 17 alla cerimonia di benedizione degli animali a Regoledo: quadrupedi assortiti e pure loro, le gasteropode, racchiuse in un cesto (dormicchiavano per la verità, «sono in letargo» ha spiegato Arianna), a dare “scalpore” alla giornata; forse un cammello ne avrebbe suscitato di meno. Tant’è.

Arianna, com’è che si sviluppa questa storia delle lumache? «La storia nasce dal campo del Cüet che si trova a San Pietro – ci illumina -; era di mio nonno. Quando lui è venuto a mancare, io e Andrea Baldi, il mio fidanzato, stufi di vivere in Inghilterra, siamo rientrati in valle, abbiamo messo a “posto” con gli zii e, dal 2018, ci siamo messi ad allevare lumache». È sorta così una piccola azienda agricola, “La lumaca del Cüet”, dedita all’allevamento di chiocciole sia per fini alimentari che cosmetici. «Abbiamo arato, fresato, costruita una recinzione (una lamiera che scende 30 cm nel terreno per contrastare i predatori) – i due ragazzi -all’interno della quale abbiamo creato altri 12 recinti tipo (4x50) metri con la semina della vegetazione per l’alimentazione delle lumache (cavolo, bietola, trifoglio che però usano solo come riparo, il radicchio e, fuori dai recinti, il girasole che a loro serve come alimentazione integrativa. Di lumache ne abbiamo “seminato” 16.500, si sono riprodotte tantissimo e non sappiamo quante ce ne sono ora».

Ogni lumaca, piccola parentesi, è dotata sia dell’apparato maschile che di quello femminile; per riprodursi ha comunque bisogno dell’intervento di un’altra lumaca: i due animaletti durante l’accoppiamento rimangono fecondati contemporaneamente. «Nascono almeno dieci piccoli a chiocciola – spiega Andrea Baldi – e quindi chissà cosa c’è là, sotto terra. Quando Arianna mi ha proposto questo allevamento ero molto incuriosito, per la verità, ed è diventata una sfida, con dispiego di soldi e molto tempo. Sembra comunque che la “cosa” si stia svolgendo bene, sia come allevamento che come produzione della “bava di lumache” che nella cosmesi va fortissimo».

«In effetti – completa Arianna – è proprio questa la grande scommessa, la cosmetica, per gli effetti benefici che la bava produce sulla pelle umana (non solo sulla loro). Noi portiamo le lumache in laboratori specializzati che con un macchinario abbastanza innovativo, mediante immissione di acqua e ozono, riescono a “stimolare” le lumache senza causare loro danni. In più è stato scoperto che la bava produce anche effetti benefici a livello intestinale o gastro-intestinale (già Socrate e gli antichi greci pare “indugiassero”, NdA). Ricche di proteine e povere di grassi, sono un cibo molto salutare».

Corsa delle lumache, tombola con le lumache, parlare alle lumache? Fantascienza. Chiaro che se la ridono Arianna e Andrea, ma non troppo: «Magari creare in valle qualche appuntamento tipo sagra, cena o cose del genere (tutto rigorosamente bio), con limiti fantasia e voglia di fare. Forse allestiremo anche una bancarella per i mercatini previsti per il prossimo 12 febbraio, culmine della sagra di San Bello, a Monastero». Per ultimo, secondo la smorfia napoletana, per la lumaca giocare 28.


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