La jeep di padre Urbani   finisce su una mina  Missionario salvo per miracolo
Ecco come è ridotta la jeep sulla quale viaggiava padre Arialdo Urbani, uno dei sui collaboratori è morto nell’esplosione

La jeep di padre Urbani

finisce su una mina

Missionario salvo per miracolo

Incidente in Africa. Il missionario di Isolaccia, 82 anni, è salvo per miracolo. Un aiutante è morto, ferito gravemente l’altro

Padre Arialdo Urbani, missionario ottantaduenne originario di Isolaccia, è stato vittima di un terribile incidente il mattino di mercoledì 5 maggio, mentre faceva rientro a Niem, in Repubblica Centrafricana.

La jeep su cui viaggiava il sacerdote, nei pressi del villaggio di Zakau, è saltata su una mina e uno dei due passeggeri, un collaboratore locale della missione, è morto. Ferite lievi per l’altro uomo seduto accanto a padre Arialdo, che ha invece riportato qualche trauma più serio, ma non è in pericolo di vita. Ieri è stato trasferito a Bouar, nella prefettura di Nana-Mambéré, al confine con il Camerun, per essere sottoposto a radiografie e altri esami medici.

Mercoledì, com’è solito fare, padre Arialdo è partito da Niem per visitare le scuole attive nei villaggi circostanti e gestite dalla missione della Congregazione del Sacro Cuore di Gesù di Bétharram (Betharramiti). Si è diretto a nord, al villaggio di Service Kolo, accompagnato da un collaboratore. «Nell’apprestarsi a ritornare a Niem - ha riferito monsignor Mirosław Gucwa, vescovo di Bouar, all’Agenzia Fides - un altro collaboratore della missione, il giovane responsabile del dispensario del villaggio, aveva chiesto un passaggio per recarsi a trovare la sorella che è ricoverata all’ospedale della missione. Nonostante gli avvertimenti di padre Arialdo al giovane sul rischio della presenza di mine sul percorso, questi aveva insistito a chiedere il passaggio».

La ruota posteriore

Lungo la pista che collega i villaggi, giunta a dieci chilometri da Niem, l’auto della missione è saltata su una mina. Ad essere colpita è stata la ruota posteriore destra, ma la detonazione è stata così forte da sbalzare la jeep dall’altra parte della strada, contro gli alberi. E ad avere la peggio è stato proprio il giovane che aveva chiesto un passaggio a padre Arialdo.

Il missionario, invece, uscito sotto shock dalla vettura, è rimasto sempre cosciente ed è salito autonomamente sulla vettura di soccorso. Quindi, è stato ricoverato all’ospedale della missione, lamentando dolore ad una spalla. «Fortunatamente l’ordigno che ha colpito l’auto dei missionari era di potenza relativamente debole, se si fosse trattato di una mina anticarro ora piangeremmo tre vittime», sottolinea il vescovo Gucwa, secondo il quale quella dei missionari è la terza autovettura colpita da mine lungo la strada tra Niem e Kolo.

Per tenere alla larga l’esercito

«Il fatto che ci siano mine sulle piste è grave - afferma padre Piero Trameri, confratello di padre Arialdo e, come lui, originario di Isolaccia -. Le piazzano i ribelli, per tenere lontano l’esercito regolare, di cui a Niem c’è un piccolo contingente e che è aiutato da mercenari russi per volontà del Presidente della Repubblica Centrafricana».

Padre Arialdo, che il prossimo 12 giugno celebrerà i 56 anni di sacerdozio, è stato attivo come missionario in diverse parti del mondo: Thailandia, Brasile, Costa d’Avorio e, infine, nella Repubblica Centrafricana. Lì, a Natale del 1986, è stato il fondatore della missione di Niem.

«Di quel posto - si legge sul sito internet dell’Associazione Amici di Bétharram - conosce ogni pietra, ogni storia, ogni volto e ogni anima. Contornato dalle sue simpatiche galline si muove con calma, ma non sta mai fermo, meno che mai con le mani in mano!»

«Parroco del villaggio - aggiungono -, difende la sua gente con coraggio e nemmeno un fucile piantato sulla pancia gli ha fatto dare le chiavi della sua macchina a chi voleva derubarlo di quel mezzo prezioso che gli permette di portare libri ed istruzione, cibo e vestiti ai poveri che abitano più lontani dalle missioni. Si è piegato il fucile, davanti a una vita che è dono disinteressato». E, a conferma delle sue origini valtellinesi, padre Arialdo negli anni è diventato apprezzato produttore del formaggio di Niem, che esporta fino alla capitale Bangui.


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