La fuga dei turisti  Soltanto a Livigno  danno da 1,2 milioni
Pronti, con pareti divisorie e distanziamenti: ma i rifugi sulle piste restano desolatamente vuoti

La fuga dei turisti

Soltanto a Livigno

danno da 1,2 milioni

Gli albergatori Roberto Galli, presidente provinciale «Domenica 25% di cancellazioni, ieri salite al 40%

Il 25% delle prenotazioni cancellate in sole sei ore domenica, non appena è stato ufficializzato il nuovo slittamento della riapertura degli impianti di risalita, il resto delle disdette fioccate nelle ore successive - a ieri erano al 40% - con turisti già in albergo che hanno rifatto le valigie e sono tornati a casa. Mentre qualcuno ha scelto la via della Svizzera, dove si può sciare anche in pista.

I dati di Livigno, dei 33 alberghi aperti con le circa 900 camere interessate che registrano una perdita a causa dei soggiorni cancellati a febbraio di 1,2 milioni di euro, la dicono lunga sull’effetto che la decisione dell’ultimo minuto del Governo di bloccare gli impianti di risalita ha avuto sul settore dell’accoglienza.

Il comparto turistico già pesantemente provato dalle restrizioni legate alla pandemia guardava all’avvio della stagione dello sci con grande speranza, con un timido ottimismo anche, visto che proprio dopo l’annuncio della data di riapertura qualcosa nelle prenotazioni aveva cominciato a muoversi. Il no dell’ultimo minuto si è trasformato in una vera e propria doccia fredda.

«Una decisione immotivata, incomprensibile e inaccettabile nella sua intempestività, irrispettosa di tanti operatori della filiera turistica e dell’indotto, che fino all’ultimo avevano messo in campo mezzi e risorse per adeguarsi alle stringenti regole anti covid concordate per la ripartenza in montagna in tutta sicurezza - dice Roberto Galli, presidente di Federalberghi Sondrio attiva all’interno dell’Unione del Commercio e del Turismo -. Tutto era stato organizzato, tutto è stato vanificato, con spiegazioni tecnicamente immotivate, da parte di un Comitato tecnico scientifico che ha contraddetto se stesso. Non capiamo cosa sia successo».

Quello che invece è molto chiaro sono le ricadute su una stagione invernale finita ancora prima di cominciare. «Con l’annuncio del ritorno della Lombardia in zona gialla il mercato si era mosso come volume, pur con prenotazioni di poche notti - dice Galli -, ma andava bene così. Poi quando hanno iniziato a circolare le voci di una possibile mancata apertura degli impianti hanno cominciato a piovere le cancellazioni. Chi è arrivato, se ne sta andando. A questo punto gli alberghi aspettano di capire cosa succederà, se ci sarà qualche prenotazioni, sulla base di quello si deciderà. Un film che purtroppo abbiamo già visto a Natale».

«Gli albergatori sono disorientati e scioccati - dice Galli - e, nel giorno in cui si poteva guardare con maggiore ottimismo alla possibile ripresa del turismo montano e provare a raddrizzare una stagione invernale mai partita, si ritrovano a svolgere l’amaro compito di gestire i clienti che, senza la possibilità di sciare, domandano solo di ritornare a casa».


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