La fede di Sondrio nel Crocifisso. In tanti alla veglia
L’arciprete ha parlato del senso di abbandono con parole molto toccanti (Foto by Foto Gianatti)

La fede di Sondrio nel Crocifisso. In tanti alla veglia

Molto partecipata la processione cittadina. Toccante la riflessione dell’arciprete nella collegiata. «Abbandoniamoci con i nostri perché fiduciosi in Cristo».

La solenne veglia, svoltasi ieri sera nelle chiese dei Santi Gervasio e Protasio, della Beata Vergine del Rosario e di San Rocco, ha aperto le solenni celebrazioni della Pasqua per le comunità cristiane della città, al culmine del triduo pasquale che si era aperto giovedì con la Messa della “Cena del Signore” per proseguire poi venerdì con l’azione liturgica della “Passione del Signore”, la Via Crucis e la processione cittadina. Ciascuno dei momenti celebrativi è stato partecipato, ma la tradizionale processione con il simulacro del Cristo morto ha coinvolto venerdì sera un gran numero di fedeli che, all’inizio e al termine del rito, hanno gremito la collegiata e poi camminato lungo le vie XXV Aprile, Trieste, Fiume, Piazzi e Cesura, per fare ritorno in chiesa. Accanto ai brani evangelici della Passione di Gesù, sono state proposte alcune meditazioni tratte dall’esortazione apostolica “Gaudete et exsultate” di papa Francesco sul tema della chiamata alla santità nel mondo contemporaneo.

Al termine del rito, cui hanno partecipato tutti i sacerdoti attivi in città, sia quelli diocesani che della comunità salesiana di San Rocco, è stato l’arciprete, don Christian Bricola, a prendere la parola e a proporre una riflessione a partire da una delle sette frasi pronunciate, secondo la narrazione dei Vangeli, da Gesù sulla croce. «Gesù - ha affermato l’arciprete - prova l’esperienza drammatica dell’abbandono e della solitudine. Lo hanno abbandonato i suoi familiari, i suoi discepoli sono scappati, anche Pietro e Giacomo che aveva tenuto sempre vicino con Giovanni, la folla sfamata con la moltiplicazione dei pani è scappata. Gesù umanamente si sente solo e abbandonato da quelle persone cui voleva bene e pensava gliene volessero».

Partendo dall’espressione “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, don Bricola ha spiegato che Gesù «fa l’esperienza drammatica di sentirsi solo davanti al Padre, di sentirsi abbandonato da Dio. Non fa quindi solo l’esperienza umana di essere abbandonato dagli altri, ma anche l’esperienza, sempre umana, di essere abbandonato da Dio a cui grida “perché?”». Un interrogativo da cui, secondo l’arciprete, ci si può chiedere perché il mondo sia così ingiusto. «Perché - ha proseguito - la morte di quella mamma giovane? Perché la malattia di quel bambino innocente? Perché sono capitato proprio io in questo posto? Gesù grida il suo “perché”: l’abbandonato si abbandona nelle braccia di Dio. E facendo così, fidandosi nuovamente di Dio nonostante tutto, ecco che Gesù trova pace, forza, coraggio e serenità per andare avanti, per andare fino in fondo. E da quel momento la storia dell’umanità è cambiata: da quel momento, davanti ai nostri “perché”, ai nostri abbandoni, alle nostre croci, Dio non è più stato muto, ma ci ha consegnato la parola della croce, per la quale noi, nella preghiera, possiamo scoprire che in ogni dubbio, in ogni abbandono, adesso è presente il Crocifisso. Gesù Cristo entra nei nostri “perché” per abitarli, per redimerli e per farci sentire la sua presenza consolante».

A conclusione della sua riflessione, l’arciprete ha invitato a pregare per tutte le persone «che hanno tanti “perché” cui non hanno ancora trovato risposta. Affinché - ha concluso -, in questa Pasqua, trovino la grazia di sperimentare la presenza consolante del Crocifisso».


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