Sabato 03 Agosto 2013

Dura arringa di Del Tenno

«La democrazia è finita»

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«Da oggi è finita la democrazia. In Italia comandano i giudici». È durissimo Maurizio Del Tenno, numero uno del Popolo della libertà della provincia di Sondrio, dopo la lettura della sentenza su Silvio Berlusconi.

«Al di là di Silvio Berlusconi, quello che è successo oggi è un fatto gravissimo: è finita la democrazia - commenta l’assessore della giunta regionale -. I giudici non hanno neanche avuto il coraggio, con la questione dell’interdizione, di assumersi le loro responsabilità. Ora, da quanto è emerso, si dovrà esprimere il Parlamento: è come dire che tocca ad altri. È troppo comodo, così».

Secondo l’ex parlamentare del Pdl il governo è a rischio. «Se i nostri alleati di governo, di fronte a questa condanna assurda, dovessero votare a favore dell’arresto, io mi dissocerei dai miei vertici. Bisognerebbe mandare a casa questo esecutivo in fretta, alla velocità della luce, e mettere al centro dell’attenzione la democrazia del nostro Paese». Del Tenno entra nel merito della sentenza.

«Potevano accusarlo di tutto, ma come si fa a condannare un cittadino che ha versato miliardi di tasse per due milioni di euro? Questo Paese dovrebbe cominciare a fare lavorare tutti i lazzaroni burocrati che fanno andare la lingua, ma non hanno l’idea di cosa voglia dire sudare e fare sacrifici. Lo ripeto: non siamo più in un Paese democratico, chi lo nega fa finta di non saperlo o è uno stolto - continua -. Il Partito democratico si prenda il suo impegno di alleato non per Berlusconi, ma per la democrazia di tutti. Siamo al centro di un’emergenza nazionale che va al di là degli aspetti, comunque gravissimi, della crisi economica».

Per Del Tenno le priorità sono chiare. «Adesso serve una riforma della giustizia, senza “se” e senza “ma”, che metta da parte anche gli interessi del mio presidente - aggiunge l’assessore regionale alle Infrastrutture - e ridia voce al popolo e alla democrazia».

Toni chiarissimi, insomma, in linea con quelli emersi dagli interventi di molti esponenti del centrodestra nazionale.

L’alleato storico di Berlusconi, la Lega, a livello locale sembra meno preoccupata. In casa del Carroccio la vicenda di Berlusconi non sembra una priorità. «Tra le prime considerazioni c’è quella legata a una caratteristica della nostra giustizia: l’’importante è non decidere», premette Narciso Zini, segretario del movimento in provincia di Sondrio.

Ora, come annunciato anche da Del Tenno, si parla di possibili conseguenze per il governo guidato da Enrico Letta, un esecutivo che - come quello precedente - alla Lega non piace. Ma più che per la sentenza sull’ex premier, Zini sembra complicato per la situazione economica del Paese e di una Valtellina che soffre per la crisi.

«Non serve complicare ulteriormente lo scenario politico, vista la complessità del momento. La Lega aveva definito le priorità per il Paese. Oggi la nostra preoccupazione è elevata perché le nostre realtà imprenditoriali e lavorative soffrono. Questa situazione, sì che mi angoscia». n

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