«La corsa è la mia vita, ma senza il trapianto non ne avrei più una»
Davide Pruneri, a destra, insieme col fotografo ed ex maratoneta Giuseppe Fabani

«La corsa è la mia vita, ma senza il trapianto non ne avrei più una»

Sondrio: Davide Pruneri ha sconfitto un tumore al fegato e oggi quando corre indossa la maglietta Aido.

Prima guardava la corsa con “sospetto”, quasi senza capirne il senso, poi ha scoperto di non poterne fare a meno e ora, proprio grazie alla corsa è l’esempio che grazie allo sport si può convivere e superare problemi anche molto gravi come un tumore e un trapianto di fegato: stiamo parlando di Davide Pruneri, conosciuto a Sondrio per il suo lavoro di ausiliario del traffico, ma che nel tempo libero si dedica con costanza e grande passione al running.

Gli inizi

«Ho iniziato a correre nell’estate del 2007: - racconta Pruneri - prima andavo in moto, su strada e anche in circuito, ma non avevo abbastanza resistenza e allora mi è stato consigliato di correre. Sinceramente fino a quel momento quasi ridevo quando vedevo la gente correre, non capivo perché facessero tutta quella fatica per niente. Quando ho iniziato, però, ho visto che la corsa mi faceva bene per la mia attività in moto e poi io sono uno che vuole sempre fare il massimo e misurarsi con se stesso, quindi anche per la corsa è stato così».

Nel 2008, dunque, Davide Pruneri inizia a cimentarsi nelle prime gare: dovendo fare i conti con qualche infortunio, ma riuscendo a trovare continuità sia sotto il profilo della quantità (26 gare solo nella seconda metà del 2012, il suo periodo più “prolifico”), sia della qualità, con un primato nella mezza maratona di 1.25’42”, la sei ore del parco Bartesaghi chiusa nel 2014 percorrendo 63 chilometri e la Bormio-Stelvio corsa in 2.03’.

Poi, però proprio, nel 2014, i problemi fisici con la diagnosi di un tumore al fegato e un calvario che è culminato, in maniera positiva, con il trapianto proprio di fegato del 10 luglio 2015. Anche in questo periodo difficile, però, la corsa è stato un punto di riferimento per Davide Pruneri: «In otto mesi di trattamento - ha spiegato il runner valtellinese - mi sono fermato solo a marzo del 2015 quando ho dovuto fare i conti con febbre e sei diversi tipi di antibiotici. Ma ad aprile avevo già ripreso a lavorare e soprattutto a correre e, soprattutto, sono andato a correre anche la mattina del trapianto. La corsa mi ha dato tanta forza nel periodo della malattia anche quando non si sapeva se potevo essere sottoposto al trapianto e mi avevano addirittura tolto dalla lista».

E così ora dopo il trapianto proprio attraverso la corsa Davide Pruneri vuole restituire il dono di questa “seconda vita” che gli è stata concessa a luglio 2015. Ora, prima di partecipare a ogni gara Davide Pruneri contatta infatti la locale sezione Aido e sia prima della partenza e dopo il traguardo interviene per testimoniare la propria esperienza e l’importanza delle donazioni oltre che cimentarsi lungo il percorso indossando una maglietta proprio con il logo Aido: «Cerco di valorizzare il loro lavoro e anche per questo ho scelto il soprannome di “AidoDavid” - sottolinea Pruneri - Non riuscirò certo a restituire tutto quello che mi è stato donato con il trapianto, ma credo di poter dare un messaggio forte a chi sta soffrendo e sono felice di poterlo fare».

Anche perché anche i risultati stanno tornando ad arrivare come prima della malattia: «Nove mesi dopo il trapianto - ha concluso Pruneri - ho corso la 50 chilometri di Seregno in 4 ore e 19 minuti e a gennaio ho corso a Dalmine la mezza maratona in 1.29’15”. In più, aspetto da non trascurare, la corsa mi tiene lontano dalla moto: sono un po’ troppo sicuro dei miei mezzi e mi piace andare forte specie nelle curve, quindi meglio stare alla larga dalla moto e con la corsa mi viene più facile».


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