La Coldiretti furente: «Sul Pian di Spagna  solo tante promesse»
La convivenza tra animali selvatici e agricoltori nell’oasi è resa difficile da una gestione latitante

La Coldiretti furente: «Sul Pian di Spagna

solo tante promesse»

Il presidente Alberto Marsetti aveva apprezzato il tavolo in Regione con tutti gli attori. «Ma indennizzi e gestione sono rimaste al palo».

Anno nuovo, vecchi problemi: «Non si è ancora fatto niente per la Riserva del Pian di Spagna». Dopo le polemiche di fine 2015 con il presidente Gianluigi Spreafico, Coldiretti torna all’attacco sulla riserva situata a nord del Lago di Como.

Alla fine dello scorso anno l’associazione presieduta da Alberto Marsetti era riuscita a mettere attorno allo stesso tavolo, all’assessorato all’Ambiente della Regione Lombardia, tutti gli attori coinvolti nella gestione della Riserva. Erano presenti l’assessore Claudia Maria Terzi, il presidente Gianluigi Spreafico e Mirco Barini per la Riserva, Mauro Robba della Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio, Christian Borromini per la Cm di Morbegno e Francesco Gini per la Valchiavenna. Sul fronte associativo c’erano Legambiente, Coldiretti con il presidente Alberto Marsetti, il direttore Andrea Repossini e il segretario di zona Ettore Del Nero e Gildo De Gianni, nelle vesti di amministratore rappresentante di interessi comuni, diffusi. Da quell’incontro si era usciti con buoni propositi e intendimenti, così come auspicato dall’assessore Terzi, tanto che in merito alla possibilità di vedere indennizzati i danni dalla fauna selvatica, grazie al consigliere Dario Bianchi, si è giunti alla modifica dell’articolo 33 della Legge regionale 86. «Ma lì ci si è fermati - prosegue Coldiretti -. Se è vero che sono stati pubblicati bandi per l’assunzione di figure professionali, in funzione amministrativa, è altrettanto vero che nulla è stato ancora fatto per quanto riguarda gli interventi diretti sul territorio, così come a gran voce richiesto dagli imprenditori agricoli. Qualche abbozzo, insomma, nulla più».

Coldiretti formula alcune domande. «Il problema della fauna selvatica è sempre aperto: a quando una risposta? Il bando sull’agricoltura pubblicato è da divulgare, promuovere? Quando saranno assestate le strade agro-silvo-pastorali? E i rimborsi dei danni alle colture con quale criterio verranno assegnati?». Altrettanto nulla - sempre secondo gli agricoltori - è stato fatto in merito al completamento del Piano della riserva. Coldiretti cita un documento redatto nel 2011 senza il coinvolgimento alcuno dell’associazione in qualità di sindacato di categoria maggiormente rappresentativo e portatrice di interessi comuni, ad oggi fermo in Regione Lombardia con richiesta di modifiche.

«Questo sebbene Coldiretti Sondrio abbia prodotto un qualificato studio “Contributo urbanistico-ambientale al Piano della Riserva in funzione della valorizzazione dello sviluppo rurale e produttivo”, da utilizzare come supporto tecnico nella definitiva stesura del Piano della Riserva stesso».

Anche sul coinvolgimento ci sono delle critiche. «Non è stato ancora colmato il vulnus amministrativo, non convocando alle riunioni in cui era di competenza la propria presenza il rappresentante designato dalle aziende agricole nella comunità della Riserva. Ardono ancora e sono continuamente ravvivati i fuochi delle contrapposizioni per un sereno e più edificante confronto costruttivo sui reali problemi dell’area protetta». Coldiretti Sondrio conclude ribadendo d’aver atteso le nuove progettualità con pazienza, ma invano. «Ora, in totale mancanza di interventi, sollecitata certamente dalla base associativa delle imprese agricole, ma anche dalla convinzione che l’indecisione amministrativa continua a penalizzare, mortificare e intristire le grandi potenzialità della Riserva, si chiede con forza, nuovamente l’intervento dell’assessore Terzi. prepareremo, con chi ci sta - ma anche da soli -, nuove azioni a tutela delle aziende in un percorso dove anche le parti ambientali e quelle agricole trovino il loro giusto equilibrio».


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