La chiusura degli impianti da sci
«Chi ci assicura che riapriranno?»

Enormi difficoltà Giacomelli (Sib): «Non ci sono garanzie per programmare e assumere»

Gli impianti dello Stelvio chiudono con una settimana di anticipo, e alla fine va bene anche così, il danno non è poi così insostenibile; ma la stagione invernale dello sci è a rischio, a dir poco.

Partiamo dal passo: le piste si sarebbero dovute chiudere il primo novembre, ma ieri sera si è smesso di sciare per quest’anno. A deciderlo il nuovo Decreto del presidente del Consiglio dei ministri, firmato ieri dal presidente Giuseppe Conte.

Nel Dpcm del 25 ottobre, infatti, è prevista la chiusura degli impianti nei comprensori sciistici: «Gli stessi possono essere utilizzati solo da parte di atleti professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (Coni), dal Comitato italiano paralimpico (Cip)».

«Noi non possiamo lamentarci – afferma Umberto Capitani, direttore degli impianti Sifas – siamo riusciti ad arrivare praticamente alla fine e se il sacrificio di una settimana per lo Stelvio sarà un bene per lo sci invernale ben venga. D’altronde abbiamo fatto più di quello che pensavamo, ad aprile non sapevamo nemmeno se avremmo aperto. La situazione sta evidentemente peggiorando e dobbiamo fare di tutto per risolvere questa situazione, se gli esperti pensano che questo sia il modo, io voglio fidarmi». Al passo, quindi, già da oggi si inizieranno i lavori di “smantellamento” che si sarebbero dovuti effettuare tre 7 giorni.

«In realtà dopo la Conferenza di servizi tra Stato e Regioni, prevista nei prossimi giorni, forse già oggi, potrebbe aprirsi la possibilità di un’apertura per le Nazionali e ritiri di interesse internazionale – spiega Capitani –, ma ci sembra assurdo attendere per poi, al massimo, tenere aperto ancora qualche giorno. Abbiamo quindi deciso di chiudere gli impianti».

Di gente allo Stelvio ce n’era ancora. «C’erano ancora tante persone – conclude il direttore Umberto Capitani –, ma sia i clienti che gli atleti hanno capito la situazione. Del resto lo sport è il simbolo della salute, sarebbe un controsenso andare proprio a discapito della salute. Di certo, meglio una chiusura adesso che sotto Natale».

I problemi, però, per lo sci invernale sono davvero gravi. La stagione non è ancora iniziata, a Bormio dovrebbe partire il 28 novembre quando, quindi, il Dpcm emanato ieri sarà già scaduto. Stagione salva? Non è affatto detto, anzi.

«La situazione sicuramente al momento è molto difficile per l’aumento dei casi di coronavirus – premette Valeriano Giacomelli, amministratore delegato di Bormio Ski -. Ma per il nostro settore, e ovviamente non solo per il nostro, i problemi sono enormi. Ormai siamo alle porte dell’apertura degli impianti e non abbiamo nessuna garanzia che effettivamente potremo aprire. Come possiamo cominciare a produrre neve artificiale o assumere i dipendenti che ci servono in questo clima di incertezza?». Bormio Ski al momento ha 29 persone assunte, che dovrebbero arrivare a 92/94 con l’inizio della stagione.

La domanda

«E se il 24 novembre ci dicono che la situazione non è migliorata e le piste non si aprono, noi cosa facciamo? Come facciamo con i soldi spesi per l’innevamento, l’energia, per i mezzi apripista e le assunzioni? Senza contare che nel comprensorio sono previste due gare importanti, la “Libera” e il “Super G”. Dovremmo aprire solo per quelle? Qualcuno dovrebbe poi riconoscerci i costi».

Per poter far partire la stagione a inizio dicembre, si dovrebbe iniziare a lavorare a pieno regime al più tardi il 3 novembre.

«Impossibile, ora come ora – conclude Giacomelli -. Speriamo che durante la Conferenza Stato-Regioni ci verranno date delle risposte, protocolli certi, che abbiamo tutta l’intenzione di rispettare ovviamente. Dobbiamo avere la certezza di poter aprire».

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