La “Beata Vergine” compie cinquant’anni  Inno alla gratitudine
Il vescovo in mezzo ai fedeli in chiesa

La “Beata Vergine” compie cinquant’anni

Inno alla gratitudine

Era gremita la chiesa venerdì sera Monsignor Coletti: «Impariamo ad essere le pietre vive» Il vescovo ha portato i saluti di don Silverio Raschetti

Sondrio

Bambini, giovani e famiglie hanno gremito la chiesa della Beata Vergine del Rosario, venerdì sera, per la solenne celebrazione in occasione del cinquantesimo anniversario di erezione canonica della Parrocchia, avvenuta il 31 ottobre 1965.

C’erano anche tanti anziani, testimoni di quell’avvenimento e di quelli che, a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, portarono all’edificazione della chiesa. Proprio a loro si è rivolto monsignor Diego Coletti, durante l’omelia . «Voi che eravate presenti cinquant’anni fa - ha affermato - siete quelli che hanno maggiori motivi per esprimere gratitudine per ciò che in questo tempio succede. Qui si viene per imparare quanto Gesù ha fatto, per poi da qui partire e fare come lui». Monsignor Coletti ha voluto offrire ai presenti anche una riflessione su responsabilità e gioia. «Dobbiamo educarci alla gratitudine nei rapporti tra noi: è l’effetto dell’essere amati gratis, come ci ama Dio». Quindi, «fare la comunione con lui diventa per noi una responsabilità - ha proseguito -. Quando usciamo da qui abbiamo l’impegno di essere segno visibile ed efficace della gratuità dell’amore di Dio. Dobbiamo essere le pietre vive con le quali si costruisce la Chiesa, non questa fatta di mattoni e cemento, ma quella che accoglie tutti».

E questo, secondo il Vescovo, deve avvenire nella gioia. «Quanta ne produce in noi - ha domandato - la partecipazione alla Messa della domenica? Non dobbiamo sbagliare consonante e trasformarla in noia, perché quando manca la gioia vera abbiamo poi bisogno di surrogati».


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