«Innocente ma non può fare il poliziotto»
L’ispettore capo Mauro Tavelli ha lavorato diversi anni in Questura a Lecco

«Innocente ma non può fare il poliziotto»

Mauro Tavelli, accusato di violenza sessuale, era stato assolto con formula piena dalla Cassazione. Il Consiglio di Stato ha riconosciuto che non ha commesso alcun reato ma non lo ha reintegrato in servizio.

Per la giustizia è innocente ma non può tornare a fare il poliziotto. La sentenza del Consiglio di Stato sul caso di Mauro Tavelli, 50 anni, l’ispettore capo della Polizia di Stato licenziato al termine di un procedimento disciplinare, ha confermato la sua assoluzione con formula piena ma ha anche mantenuto la destituzione dal suo ruolo nella Polizia.

L’udienza, con l’avvocato Fabrizio Consoloni in rappresentanza di Tavelli, si era tenuta lo scorso novembre a Roma e le speranze di reintegro nel posto di lavoro erano più che fondate, ma il giudizio del Consiglio di Stato ha stroncato questo che era il legittimo obiettivo dell’ispettore residente a Chiuro, ma che aveva lavorato diversi anni in Questura a Lecco.

Tavelli era finito sotto processo perché accusato di violenza sessuale da alcuni transessuli del Cie (Centro identificazione ed espulsione) di via Corelli a Milano, accuse da cui il poliziotto era stato assolto in via definitiva in Cassazione dopo aver però trascorso quasi tre anni in carcere (399 giorni a San Vittore e 492 giorni agli arresti domiciliari).

L’avvocato Consoloni ha commentato: «Dal punto di vista penale non posso che essere soddisfatto in quanto anche in sede amministrativa è emerso che il mio assistito non abbia commesso quei reati gravissimi per i quali ha dovuto purtroppo scontare 891 giorni di carcere preventivo: anche per il quarto grado di giudizio Tavelli è stato infatti completamente assolto».

«Dal punto di vista disciplinare, invece, rilevo che siano stati riletti i fatti penali dandogli una interpretazione priva di riscontri negli atti del processo. Dobbiamo quindi prendere atto che Tavelli sia stato destituito per alcuni fatti che la giustizia penale ha ritenuto inesistenti in quanto fondati su dichiarazioni inverosimili dei transessuali del Centro identificazioni di via Corelli a Milano». «Ora mi chiedo – conclude l’avvocato – il motivo per cui il mio assistito abbia subito la più grave delle sanzioni disciplinari che può subire un poliziotto mentre, in altri casi vedi quello di Aldrovandi a Ferrara in cui ci sono state per tre agenti pesanti condanne penali, non si sia invece arrivati alla destituzione».


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