Iniziano le prime opere sulla frana dello Scaiun: gli sfollati restano fuori
Una frana imponente anche nel giudizio del geologo che sta effettuando le analisi in vista delle opere

Iniziano le prime opere sulla frana dello Scaiun: gli sfollati restano fuori

Il geologo Giovanni Songini spiega la situazione. Gli interventi di somma urgenza dureranno tra due a tre settimane, con pulizia del torrente.

Dopo la frana in Val Masino si pensa alla messa in sicurezza. All’inizio della prossima settimana si partirà con i cosiddetti lavori di somma urgenza che dureranno dalle due alle tre settimane circa, lasso di tempo durante il quale i 39 sfollati dovranno ancora stare fuori casa. Il distacco dallo Scaiun è avvenuto lunedì, i massi rotolati a valle verso Cataeggio questa volta sono tanti, si parla di 20mila metri cubi di materiale.

La situazione di relativa calma che si respira da qualche giorno in Val Masino non deve ingannare, la situazione resta di elevato pericolo: sulla traiettoria di eventuali nuovi crolli c’è il centro abitato, per questo motivo si sono fatti sfollare abitanti e studenti. «Adesso si deve partire - spiega il geologo Giovanni Songini - per eseguire un intervento per lo svaso di una sacca di contenimento. La frana, infatti, ha invaso il torrente Materlo e ha riempito una sacca di deposito che deve essere svuotata del materiale presente. Prima, però, va sistemata la stazione di monitoraggio sulla nicchia di frana per consentire all’impresa di lavorare con il minore pericolo possibile. I lavori di somma urgenza - precisa il geologo - partiranno a brevissimo e dureranno all’incirca due, tre settimane. La decisione ovviamente è in capo all’amministrazione comunale, ma in questo lasso di tempo consiglio che la popolazione sfollata resti fuori dalle case».

Dopo avere tolto il materiale franato si passerà al vero e proprio intervento, quello più ampio, di messa in sicurezza che il Comune aveva già elaborato nei mesi scorsi: i lavori sono stati appaltati, «ma si dovrà perlomeno apportare qualche cambiamento al progetto originario per le mutate condizioni che devono necessariamente tenere conto della stima relativa ai 20mila metri cubi di materiale franato - precisa il tecnico - e più ancora adesso conterà la stima esatta del materiale nella sacca da asportare».

Sulle cause che hanno scatenato il dissesto Songini sottolinea come non sia facile «individuarle tutte con esattezza, ma sicuramente hanno contatto le piogge e le nevicare. La differenza rispetto alle situazioni precedenti di smottamenti che hanno interessato la stessa zona la fa la quantità di roccia caduta: siamo passati da crolli isolati da centinaia di metri cubi a una frana da migliaia di metri cubi». La Regione ha messo a disposizione i 75mila euro per il pronto intervento di disgaggio delle rocce, «successivamente - ha spiegato l’assessore regionale Pietro Foroni - disporremo che parte dei 3,5 milioni di euro già stanziati per la messa in sicurezza di tutto il versante, vengano usati dal Comune per liberare dai detriti le opere di contenimento già esistenti».


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