Infermieri laureati: «Porte spalancate nei nostri ospedali»
Il sindaco, Chiara Gusmeroli, Silvia Rofinoli, Cristina Pedrana, Gabriella Negri, Paolo Vitali, Arianna Macrì, Michele Porzio, Alessia Acquistapace

Infermieri laureati: «Porte spalancate nei nostri ospedali»

Grande festa a Faedo per i nove ragazzi. E per il lavoro «c’e solo l’imbarazzo della scelta». Per l’anno accademico in corso gli iscritti sono 111.

Gli infermieri neolaureati che entrano nel mondo del lavoro «hanno solo l’imbarazzo della scelta», ma «se vorrete restare in Valtellina, noi vi aspettiamo a braccia aperte». È l’invito rivolto dal direttore generale dell’Asst Tommaso Saporito ai giovani che nei giorni scorsi si sono laureati in Infermieristica alla sede di Faedo dell’Università di Milano Bicocca.

L’occasione è stata l’ormai tradizionale festa del corso di laurea, ieri mattina nella sala polifunzionale “Massimo Bettini”, per applaudire i giovani che hanno concluso il loro percorso di studi e dare il benvenuto alle 51 matricole, numero in crescita rispetto allo scorso anno.

Un momento di festa per i ragazzi che si sono laureati a novembre - Alessia Acquistapace, Chiara Gusmeroli, Arianna Macrì, Gabriella Negri, Cristina Pedrana, Michele Porzio, Silvia Rofinoli, Emanuela Venosta e Paolo Vitali - e anche un’occasione per riflettere sulla realtà e sulle prospettive della professione infermieristica.

Un ruolo «importantissimo per tutta la comunità», ha sottolineato il prefetto Salvatore Pasquariello, ricordando ai ragazzi che da infermieri saranno «operatori di professionalità ed esperti di umanità». E un ruolo che negli anni è cambiato, con un riconoscimento sempre maggiore dell’importanza della professione, ha rimarcato il prorettore dell’Università di Milano Bicocca Erik Sganzerla: «Gli infermieri sono l’asse portante per realizzare la centralità del paziente - ha detto ai ragazzi -, sono sicuro che lascerete un’impronta, che in questa professione darete un senso importante alla vostra vita». A dare il “benvenuto” ai neolaureati nella professione, il rappresentante dell’Opi Ercole Piani e il dirigente infermieristico Tonino Trinca Colonel, che hanno evidenziato la positività del rapporto che si instaura fra infermieri e studenti nel corso dei tirocini e delle attività della facoltà. Per diventare infermieri servono «molti sacrifici», ha aggiunto Saporito, ma poi vengono ripagati: «Salverete molte più vite di quanto crediate ora - ha detto il direttore generale dell’Asst -, avrete grandi soddisfazioni se farete questo lavoro con passione e con amore». Passione e curiosità sono gli elementi chiave secondo Lorella Cecconami, docente del corso e direttore generale dell’Ats della montagna, che ha invitato i ragazzi a «continuare a formarsi, a studiare», per stare al passo con le novità e le sfide del futuro. Dalla telemedicina ai nuovi tipi di servizi territoriali, per gli infermieri ci sarà spazio per crescere e consolidare il proprio ruolo, ha sottolineato Loredana Luzzi, direttore generale dell’Università, mentre la presidente del consiglio di coordinamento didattico Stefania De Mauro ha definito quella di Faedo «una storia di successo», costruita con la collaborazione di tante realtà. Un concetto su cui si sono soffermati anche il sindaco di Faedo Franco Angelini e il presidente della Comunità montana Tiziano Maffezzini, che hanno evidenziato come la presenza della sede dell’ateneo sia «un’opportunità importante per il territorio».

Per l’anno accademico 2019 - 2020 la sede di Faedo conta 111 iscritti, ha spiegato Carmela Ongaro, direttore del corso: in maggioranza provengono dalla Lombardia, ma ci sono anche studenti di Veneto, Marche, Basilicata, Puglia, Sicilia, Calabria. Proprio sull’esperienza di una matricola che arriva da Foggia è incentrato il video realizzato dai neolaureati come saluto all’università e a Faedo, un filmato ironico e divertito che racconta il primo impatto con una piccola realtà montana e poi un percorso fatto di studio e amicizie che ha fatto diventare il paese «un pezzo del nostro cuore».


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