Incredulità e rammarico dopo il rogo  «Siamo senza parole, sogno infranto»
Lo stabile della Taverna del Gigiat andato in fumo nella notte tra lunedì e martedì per un incendio

Incredulità e rammarico dopo il rogo

«Siamo senza parole, sogno infranto»

L’incendio in Valmasino, il giovane che avrebbe dovuto riaprire la Taverna è molto provato. Vertice ieri in Prefettura a cui ha preso parte il sindaco Songini per fare il punto della situazione.

Resta sotto sequestro l’area della “Taverna del Gigiat” ai Bagni di Masino, stabile andato in fumo dopo l’incendio divampato nella notte fra lunedì e martedì. Intanto ieri nell’area interessata dal rogo c’è stato un viavai di forze dell’ordine impegnate nei sopralluoghi e nelle indagini del caso, sul quale al momento non ci sono sviluppi tali da delineare le cause, se dolose o meno, che hanno dato origine alle fiamme che pare siano divampate in più punti.

«Le indagini proseguono, ma non ci sono novità sulla natura dell’incendio. Di certo c’è solamente il sogno infranto di due giovani che avevano deciso di investire il loro futuro nel settore turistico della Valle - afferma il sindaco di Val Masino, Simone Songini, che ieri mattina ha partecipato al vertice in Prefettura -. Siamo stati invitati a Sondrio per fare il punto della situazione, con noi anche le forze dell’ordine che si occupano della ricostruzione dei fatti». La struttura è altamente compromessa, restano in piedi solamente le quattro mura portanti, aggiungendo così nuova desolazione a una situazione di abbandono generale in cui versa una porzione preziosa del territorio accanto alla foresta dei Bagni Masino: vicino alla “Taverna del Gigiat” c’è la stazione termale dei Bagni chiusa da febbraio del 2015, entrambi gli stabili fanno parte della società che fa capo a Getzemani Torri.

Uno spettacolo triste nella Valle, dove non sono nuovi incendi simili di dubbia natura ai danni di imprenditori locali. È provato per quanto accaduto Francesco Rossi, classe ’92, che insieme alla fidanzata (entrambi della Valmasino, di Cataeggio lui, di San Martino lei) sabato avrebbe dovuto riaprire il locale. «Sono senza parole, sono ore convulse, attendiamo l’esito delle indagini, per il resto faccio davvero fatica a dire altro», riesce a stento a dire.

Così come sono ammutoliti gli abitanti della zona. «Sono due bravi ragazzi - si esprime invece Giacomo Sertori, albergatore e componente del Cda del consorzio turistico Valtellina di Morbegno -, che in controtendenza con i tanti giovani che dalla Valmasino migrano altrove nella ricerca di un lavoro, avevano deciso di fermarsi per creare qualcosa di nuovo. Dispiace davvero assistere a questi episodi ai danni di ragazzi volenterosi che volevano dare un servizio in una zona dove ormai non esiste nulla di simile». Un pensiero condiviso dal sindaco Songini: «L’attività avrebbe portato ossigeno alla valle, ed era un buon segale contro lo spopolamento del territorio. In una situazione drammatica come quella dell’incendio, si somma la perdita nell’investimento economico al dramma umano di due giovani che avevano progettato qui il loro futuro». L’area è stata transennata. «La struttura bruciata si affaccia sulla strada provinciale e dobbiamo consentire il passaggio in sicurezza dei mezzi, per questo si è perimetrata la zona con le transenne evitando situazioni di pericolo dovute a nuovi crolli», precisa il sindaco.

L’incendio che ha distrutto lo stabile, dotato di una sala usata come pizzeria e al piano superiore di un appartamento e di altre sei camere, ha sfiorato anche il vicino albergo.


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