Inchiesta Secam, avvocati al contrattacco  «Nessun ricorso, via al dibattimento»
Gli uomini della squadra mobile della Polizia durante le perquisizioni alla sede della Secam

Inchiesta Secam, avvocati al contrattacco

«Nessun ricorso, via al dibattimento»

D’Auria, legale dell’imprenditore Gusmerini, soddisfatto per la liberazione: «Accuse ingigantite: quelle di turbativa d’asta e corruzione non stanno proprio in piedi».

Il primo obiettivo, per gli avvocati difensori, era quello di togliere i propri assistiti dalla scomoda posizione degli arresti domiciliari. Adesso si comincia a entrare nel merito delle accuse e della strategia da seguire in aula. Il caso in questione è quello dell’operazione Green, l’inchiesta avviata dalla polizia di Stato per fare luce su una serie di presunte irregolarità nella gestione della Secam, la società sondriese a partecipazione pubblica che si occupa del servizio idrico e di raccolta dei rifiuti in provincia.

Per sei delle nove persone finite ai domiciliari tre settimane fa con accuse che vanno, a seconda dei casi, dalla turbativa d’asta al falso, passando anche per la truffa e la corruzione, nei giorni scorsi il Tribunale del Riesame ha deciso che è arrivato il momento di una misura più leggera.

Tra questi indagati c’è anche l’imprenditore di Berbenno Achille Gusmerini, che può ricominciare a uscire liberamente di casa a patto che non lasci il proprio comune di residenza. «Ma non presenteremo ricorso in Cassazione per chiedere la revoca anche di questa misura - spiega l’avvocato Luca D’Auria, che difende l’imprenditore assieme alla collega Paola Verga -. Il nostro assistito è soddisfatto e lo siamo anche a noi. L’obbligo di dimora, cioè il fatto di dover restare a Berbenno, suona come un implicito riconoscimento del fatto che il Tribunale ritiene impossibile la reiterazione del reato, visto che potrebbe tranquillamente farlo nel territorio del proprio comune».

Per il professionista milanese, piuttosto, è già tempo di pensare alle prossime mosse. «La strategia non può che essere quella di andare al dibattimento» dichiara, smentendo categoricamente ogni ipotesi di richiesta di patteggiamento o di giudizio abbreviato, scelte che garantirebbero, in ogni caso, quantomeno una rapida conclusione del procedimento e, soprattutto, lo sconto di un terzo sulla pena.

«Scegliamo invece il dibattimento perché quella è la sede giusta per smontare delle accuse che, come minimo, sono state ingigantite - ancora D’Auria -. Quelle di turbativa d’asta e di corruzione non stanno proprio in piedi. Eventualmente si può parlare di traffico di influenze illecite, cosa ben diversa. Non si capisce quali sarebbero i vantaggi ottenuti dal mio assistito nelle gare oggetto delle indagini. E quali sarebbero i piaceri fatti per ottenere gli incarichi? Il taglio dell’erba di un prato? Mi sembrano normali rapporti di cortesia in un ambito come quella provincia nel quale ci si conosce tutti. Da questo alla corruzione ce ne passa».

Sono nove in tutto gli indagati colpiti dall’ordine di custodia cautelare firmata dal gip di Sondrio Carlo Camnasio. Sono i dipendenti Secam Amerigo Piasini, Daniele Bormolini e Diego Samaden, e gli imprenditori Achille Gusmerini di Berbenno, Pierlorenzo e Pietro Della Bona di Tirano, Armando Maria Gilardi di Lecco, Sergio Liccardi del Napoletano e Mauro Vannini di Firenze.

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