Lunedì 14 Aprile 2014

Inchiesta a Mello, casse

del Comune a rischio sigilli

La centrale a biomassa fu costruita su un parcheggio demolito

Per l’inchiesta scoppiata a Mello sull’attività del Consorzio Forestale “Bosco Vivo” sono ore cruciali. Se il Tribunale del Riesame dovesse accogliere la richiesta della Procura, per gli indagati scatterebbe un sequestro “per equivalente” pari alle presunte “creste” fatte: si parla di 300-400mila euro incassati indebitamente dal Consorzio forestale “Bosco vivo” dall’Unione europea attraverso la Regione Lombardia e con il controllo della Comunità montana.

Soldi che - va detto - allo stato delle indagini non risultano essere finiti nelle tasche degli indagati: 15 in tutto tra pubblici amministratori (compreso l’attuale sindaco Fabrizio Bonetti), impiegati di enti, liberi professionisti e imprenditori edili .

Forse anche per questa ragione il gip Fabio Giorgi non ha ritenuto di accogliere la richiesta del sostituto procuratore Giacomo Puricelli di mettere i sigilli a conti correnti e proprietà degli indagati; e sempre per questo motivo il Tribunale del Riesame potrebbe chiedere alla Procura di attingere alle casse comunali e non in quelle dei privati.

Vedremo. Quel che è certo è che l’inchiesta entrata nel vivo nel marzo del 2012 con una serie di blitz negli uffici comunali e dell’ente montano, sembra poter contare su indizi certi, almeno per il reato della truffa.

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