In Svizzera stagione salvata:   «Ecco come abbiamo fatto»
Pattinaggio sul ghiaccio sul lago di St.Moritz

In Svizzera stagione salvata:

«Ecco come abbiamo fatto»

Parla Kirchner, della società che gestisce gli impianti di St.Moritz

Protocolli rigidi e test di massa, così la Svizzera ha salvato, almeno in parte, la stagione dello sci.

Mentre ancora in provincia non si spegne l’eco della polemica per il rinvio dell’apertura degli impianti di risalita con la decisione di bloccare tutto arrivata a dodici ore dalla ripartenza, Michael Kirchner della Engadin St. Moritz Mountains racconta l’esperienza nella Confederazione elvetica dove, nonostante le regole imposte dalle autorità italiane per il rimpatrio, ma a fronte del numero di controlli limitati, stanno andando a sciare anche molti italiani.

«Non che sia mancato il dibattito anche da noi - dice Kirchner -. Noi però abbiamo deciso di mantenere gli impianti aperti e l’esperienza fatta in questi mesi ha dimostrato che non ci sono stati aumenti significativi dei contagi a causa della pratica dello sci, sport, ricordiamolo, che si fa all’aria aperta».

«Fin da subito, ad inizio stagione - dice Kirchner - abbiamo adottato delle regole molto stringenti e ora a distanza di qualche mese possiamo dire che questa strategia ha funzionato sia sul piano sanitario, che su quello economico legato al turismo». Certo i numeri, neppure in Engadina, sono quelli del passato. «In questo periodo ci sono le vacanze di carnevale - ricorda - e quindi ci sono tanti clienti del posto. Certamente ce ne sono anche molti provenienti dall’Italia tra chi ha un’abitazione, chi viene in albergo o, non posso escluderlo, chi si muove in giornata. Anche altra clientela internazionale è presente, ma i numeri sono molto differenti da quelli dello scorso anno. Attualmente abbiamo un calo che va dal 35 al 40% di presenze su tutto il corso della stagione».

«I protocolli che abbiamo adottato prevedono diverse misure - spiega Kirchner -: c’è la prenotazione on line dello ski pass, l’obbligo della mascherina indossata appena scesi dall’auto, nei luoghi chiusi e su tutti gli impianti di risalita chiusi. Impianti che viaggiano rinunciando ad un terzo della loro capacità, ma aumentando la frequenza delle corse». Non solo. Il contingentamento riguarda l’intero comprensorio «dove abbiamo diminuito la presenza di circa il 25%. Controlliamo i numeri e in base a quelli stabiliamo quante tessere giornaliere vendere».

Accanto ai protocolli rigidi l’Engadina ha introdotto i test di massa, «strategia - dice Kirchner - che funziona. Tutti i nostri collaboratori vengono testati in base al profilo lavorativo per cui chi è a stretto contatto con le persone viene controllato 2/3 volte alla settimana mentre chi sta in ufficio ne fa uno. In più abbiamo vari centri dove anche i turisti possono sottoporsi a controlli rapidi: in 20 minuti si possono avere i risultati del test. Una cosa che c’è da tutta la stagione e che consente di isolare subito eventuali focolai».

Kirchner non vuole esprimersi sulle scelte politiche italane per il contenimento della pandemia, ma sulla decisione di non riaprire comunicata 12 ore prima qualcosa lo dice. «La montagna fa vivere tanta gente - sottolinea - e l’impressione è che questa consapevolezza non sia arrivata fino a Roma». M.Bor.


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