In marcia per scandire unità e pace
Molte le donne presenti alla manifestazione con la scritta in testa “Non in my name” (Foto by Foto Gianatti)

In marcia per scandire unità e pace

Circa 200 persone di fede musulmana hanno sfilato per le vie della città condannando il terrorismo. I promotori: «Siamo qui per dire no alla violenza, da cittadini che vogliono condividere questi momenti bui».

Contro il terrorismo e contro la guerra, per «immaginare un mondo senza odio» e lanciare un messaggio di pace. Giovani e adulti, italiani e stranieri, ieri pomeriggio anche a Sondrio - dopo le manifestazioni che si sono svolte in molte altre città d’Italia e in Europa - sono scesi in piazza insieme per dire “No alla guerra e al terrorismo”, organizzata da un gruppo di ragazzi tramite un passaparola via social network partito all’indomani degli attentati di Parigi e cresciuto dopo gli attentati che si sono susseguiti in Mali e in altri Paesi.

Un gesto simbolico, ma anche un invito a «costruire la pace» partendo dalla vita di tutti i giorni, come hanno spiegato gli organizzatori prima della partenza da piazzale Bertacchi del corteo, composto da circa duecento persone. Una manifestazione senza “etichette” né appartenenze religiose o politiche, ha sottolineato a nome dei promotori Djehad Bezzi: «Non c’è un leader né una connotazione religiosa o politica – ha detto -, siamo qui tutti alla pari, per sentirci parte integrante di un momento in cui da cittadini liberi, da esseri umani, rifiutiamo il terrorismo, la guerra, la violenza, e ci prendiamo per mano per essere più forti».

Solo così, secondo i giovani che hanno organizzato l’iniziativa, sarà possibile contrastare il terrorismo e le violenze «con il pretesto della religione» perpetrate in molti Paesi. «L’Isis è fatta di manipolatori di menti – ha affermato Bezzi –, non dobbiamo permettere che il loro gioco prenda possesso delle nostre coscienze. Loro cercano di dividere, di metterci l’uno contro l’altro, ma non dobbiamo dargliela vinta, perché attraverso quello che ci accomuna possiamo superare gli ostacoli. Siamo qui perché speriamo in un mondo in cui guardiamo l’essere umano, senza fermarci alla cultura, la religione, il colore della pelle».

E il messaggio di unità al di là di nazionalità, etnia e religione è stato una costante della manifestazione: «Non dobbiamo ragionare dividendo “noi” e “voi” in base alla fede o all’origine – ha detto Niccolò Bulanti, valtellinese convertito alla religione islamica -, competiamo fra di noi e non ci accorgiamo che siamo tutti un unico popolo. Dobbiamo saper costruire un nuovo “noi”».

Con slogan come «Pace, pace, la guerra tace» e «Più cultura, meno paura» la manifestazione da piazzale Bertacchi si è mossa verso piazza Garibaldi, con una sosta anche in Garberia per gli interventi di quanti hanno voluto far sentire la propria voce: i ragazzi che hanno organizzato il corteo, italiani e di origini straniere, ma anche molti dei partecipanti, fra cui anche i referenti di associazioni e forze politiche, come Simone Del Curto dell’Agenzia per la pace, Vincenzo Servile di Sel, i volontari di Spartiacque e altre associazioni attive in città, i rappresentanti della comunità islamica di Sondrio.

Tutti insieme per dire no al terrorismo e no alla guerra come risposta agli attacchi: «Con i bombardamenti colpiranno alcuni terroristi, ma chi morirà sicuramente saranno i civili – ha detto Sara Bezzi, una dei giovani organizzatori dell’iniziativa -, uomini, donne e bambini. La guerra non ha mai fatto niente per la pace, la prima soluzione per combattere il terrorismo è smettere di vendere armi».


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