In classe i figli dei lavoratori essenziali  Ogni scuola adotta regole diverse
Gli operatori sanitari possono mandare i figli a scuola in presenza

In classe i figli dei lavoratori essenziali

Ogni scuola adotta regole diverse

C’è chi ammette i bimbi di due operatori sanitari, di forze dell’ordine e dei docenti

Dopo un weekend di rodaggio e una corsa contro il tempo alla luce del passaggio da venerdì della Lombardia in zona arancione rinforzato, da oggi la scuola valtellinese e valchiavennasca, sicuramente sino a sabato 13 marzo, ritorna a “viaggiare” (quasi) tutta a distanza, ottemperando all’ordinanza regionale 714.

Per le superiori, reduci da mesi di Didattica digitale integrata (Ddi) è un ritorno al recente passato. Quindi senza scossoni a livello organizzativo. Lo stesso vale in larga parte per le scuole medie.

Resta però ancora un problema, che sta tenendo in scacco centinaia di famiglie e che attende una soluzione. Coinvolge primarie, ma soprattutto le scuole dell’infanzia. Quello che continua a far discutere contando in una risposta chiarificatrice da Roma è il seguente quesito: quali sono i lavoratori essenziali o indispensabili, che potrebbero - condizionale d’obbligo - avvalersi della possibilità di far frequentare il proprio figlio in presenza, in base a quanto scritto nel provvedimento del Pirellone, precisato anche in una nota ministeriale?

Senza risposte, l’effetto giungla è stato inevitabile: gli istituti comprensivi della provincia hanno adottato misure diverse anche perché, purtroppo, la patata bollente è rimasta in mano ai dirigenti.

In una prima nota inviata loro il 5 marzo dall’Ufficio scolastico territoriale (Ust) di Sondrio, che ha a sua volta interpellato la Regione, si è ricordato che la «situazione sanitaria è in costante peggioramento ed è pertanto opportuno limitare movimenti e aggregazioni», invitandoli ad «applicare l’ordinanza nel senso più restrittivo». Il problema non è comunque circoscritto solo alla nostra provincia: è nazionale e da più regioni e Ust si è interpellato il ministero dell’Istruzione invitato a fare chiarezza.

In attesa di indicazioni precise, ci sono presidi che per ora hanno accolto, già da venerdì nella prima giornata di Ddi, solo gli alunni con bisogni educativi speciale (Bes) e quelli con certificazioni. E su questi studenti non ci sono nodi da sciogliere. La normativa è quanto mai chiara. Ci sono invece presidi che hanno allargato anche ai figli di operatori sanitari, purché entrambi i genitori rientrino in tale categoria, peraltro esplicitamente citata nei provvedimenti adottati sia a livello regionale e ministeriale. Ma c’è anche chi è andato oltre accogliendo anche figlioli di forze dell’ordine e di docenti.

Allerta alta

«La situazione è molto complessa - ha riconosciuto incalzato dalle famiglie sui social Fabio Molinari, dirigente dell’Ust -. I dirigenti devono decidere come operare di fronte a una ordinanza che intende tutelare la salute pubblica, ma consente delle eccezioni che, se interamente accolte, riempirebbero di nuovo le classi soprattutto all’infanzia ed alla primaria» ha scritto ieri sulla sua pagina Facebook.


© RIPRODUZIONE RISERVATA