In bici verso il Nord. «Avevo bisogno di tempo per me»
Numerose le persone che Edoardo ha incontrato e con le quali si è confrontato

In bici verso il Nord. «Avevo bisogno di tempo per me»

Da Pavia ha raggiunto la Danimarca Edoardo Milan, di Piateda ma con un lavoro a Milano, è partito il 28 luglio coprendo la distanza di 1600 km

La necessità di “fuggire” dai ritmi frenetici del lavoro e di una città come Milano; la voglia di prendersi del tempo per sé stesso e fare qualcosa di speciale: con queste premesse, lo scorso 28 luglio, il ventinovenne valtellinese Edoardo Milan (origini venete, studi universitari a Pavia e carriera professionale a Milano) è salito sulla sua bicicletta per intraprendere un viaggio che, proprio dalla città lombarda lo ha condotto, in solitaria, fino a Copenhagen, capitale della Danimarca.
«Quest’anno - spiega Edoardo Milan - ho concluso alcuni “percorsi” sia a livello personale sia a livello professionale e ho avvertito il bisogno di prendermi un po’ di tempo per me, di fare qualcosa anche di un po’ folle per poi trovare nuovi stimoli al mio rientro».
Ecco, dunque, che il giovane di Piateda, business analyst per una società che opera a Milano, ha pensato a un’avventura in bicicletta e di dirigersi verso Nord, verso il mar Baltico, luogo dal sapore speciale proprio per Edoardo Milan.
«Sono sempre stato uno sportivo, a Sondrio ho giocato a lungo a rugby - racconta -, ma sul fronte due ruote avevo solamente biciclette un po’ “scassate”. Poi, in realtà, ho scoperto anche un po’ per caso che con la bicicletta potevo coprire molta distanza con poca fatica e da lì mi sono appassionato, tanto che ora in garage ho quattro biciclette. Ho quindi deciso che farmi un giro sarebbe stata la soluzione migliore: inizialmente ho pensato all’Italia, ma fa troppo caldo in questo periodo, quindi ho optato per Copenhagen, la patria delle biciclette, e per il mar Baltico, che già avevo visitato e che è una mia “fissa”».
La partenza di Milan, come detto, è avvenuta il 28 luglio da Pavia e le prime tappe che lo hanno condotto fino in Germania sono state al contempo difficili, ma molto affascinanti: «Cerco di gestire le tappe in base all’altimetria prevista - sottolinea il giovane valtellinese -, ma sin qui (l’intervista risale a una decina di giorni fa, ndr) non sono stato particolarmente fortunato climaticamente: ho trovato afa, assurdi temporali, vento contrario nella discesa dal Brennero, un altro acquazzone dopo Innsbruck. In più mi si sono rotte le borse e il parafango della bici: può davvero succedere di tutto, ma ne vale la pena. Vedi posti splendidi. Ora, ad esempio, sono a Bamberg, città arroccata su un fiume, e riscopri il silenzio: all’inizio non è facile, ma poi ti abitui a sentire solo il rumore dello scorrimento dello pneumatico sull’asfalto. E, devo dire, che il silenzio è davvero apprezzabile per un trentenne come me che vive e lavora in una città come Milano e spesso è costretto a orari “difficili”».
Pur se la fatica di pedalare (per complessivi 1600 chilometri) è tanta, i ritmi sono decisamente più lenti rispetto a quelli della frenetica vita milanese e molti anche gli incontri: a Bamberg, ad esempio, Milan è stato ospite di alcuni ragazzi del luogo e si è pure gustato una birra in loro compagnia prima di concedersi il meritato riposo e ripartire la mattina successiva. Cosa dice di questa avventura anche un po’ folle, però, chi è rimasto a casa?
«Sinceramente - sorride - avevo un po’ paura di dirlo alla mia fidanzata: lei non è una ragazza sportiva, ma mi ha detto di partire e godermela e ora mi sta dando una grande mano, seppur distante: cura il tracciato che percorro giornalmente, fa in modo che io possa evitare eventuali perturbazioni e mi dice le cose più belle e interessanti da visitare lungo il mio tragitto».
Ora, dunque, raggiunta Copenhagen non resta magari che essere d’ispirazione anche per qualche altro giovane disposto ad avventurarsi sulle strade d’Europa: «Mi piacerebbe ispirare qualcun altro e spingerlo a vivere un’avventura simile alla mia, ma non si tratta solo di questo. Anche nella vita di tutti i giorni, pur se non è sempre semplice, ho venduto la macchina e cerco di muovermi solamente con i mezzi pubblici o, per l’appunto, con la bicicletta».


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