«Impianti, si rischia la chiusura: portiamo il problema a Roma»
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«Impianti, si rischia la chiusura: portiamo il problema a Roma»

L’iniziativa di Giorgio Nana, Cgil, con le associazioni imprenditoriali. «Settore in grave sofferenza, c’è pericolo di non aprire a novembre».

Portare in Parlamento i problemi degli impianti a fune insieme alle imprese del settore. È l’obiettivo di Giorgio Nana, segretario della categoria degli impianti a fune della Cgil di Sondrio.

In sinergia con i vertici nazionale del sindacato di categoria, il funzionario di Lanzada ha promosso un’azione comune con le associazioni imprenditoriali Anef (la più rappresentativa a livello locale e nazionale) e Federfuni (organizzazione presente anche in Valtellina, ad esempio in rappresentanza di Sib).

«Vogliamo andare tutti insieme a esporre i problemi del settore alle Commissioni trasporti di Camera e Senato - spiega Nana -. Le recenti innovazioni normative, ad esempio per quanto riguarda Iva e Imu, mettono in ginocchio il settore e molte aziende, in tutto l’arco alpino, a novembre rischieranno di non aprire. Questo settore non può continuare ad accumulare milioni di euro di debito. Non è un problema risolvibile a livello locale o regionale: la soluzione può essere soltanto nazionale».

I problemi legati al possibile aumento dell’Imu, basato su una nuova classificazione della tipologia di impianto, sono noti, e vanno ad affiancare le condizioni finanziarie precarie di molte imprese del settore.

Un comparto che dipende, ogni inverno, da fattori imprevedibili come le condizioni climatiche, da spese enormi per l’innevamento artificiale e, in Lombardia, anche dalla concorrenza di territori che possono contare su un quadro normativo ed economico ben differente da quello locale. Nana si sofferma anche sulla situazione complessiva del comparto in Valtellina e Valchiavenna. Il caso più preoccupante secondo il sindacalista della Valmalenco, che conosce bene la vicenda di Caspoggio, è ora quella di Pescegallo in Val Gerola.

«Gli impianti dai 1500 metri di altitudine in su sono riusciti a resistere, per gli altri sappiamo che la situazione è molto più complicate. Per quanto riguarda la Valgerola, credo che sia prioritario un confronto fra Comunità montana e società. Non credo che si possa dire “prima di tutto i nostri”, e poi abbandonare il campo quando la situazione è critica. Temiamo che l’unica soluzione sia il licenziamento dei lavoratori, sarebbe un problema sia per i diretti interessati, sia per la vallata orobica. Bisogna fare il possibile per evitare questo finale».


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