Impianti sempre fermi  La disperazione dei gestori
Con le piste chiuse ci sono anche 150 alberghi chiusi a Livigno

Impianti sempre fermi

La disperazione dei gestori

I contagi non calano, giovedì riunione. Nana: «Comparto allo stremo, sta diventando un problema per tutti

È in salita la strada verso l’apertura dei comprensori sciistici di casa nostra, e, di più, di tutta Italia. Gli operatori disperano.

La curva pandemica non rallenta e vi sono ottime possibilità che nel prossimo Dpcm (Decreto della Presidenza del consiglio dei ministri), in vigore dal 16 prossimo, sia iscritta la proroga della chiusura degli impianti da sci dati, fino a pochi giorni fa, per funzionanti a partire da lunedì 18 gennaio.

E’ bensì vero che, giovedì prossimo, 14 gennaio, si terrà la riunione della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome con, all’ordine del giorno, anche la ratifica delle “Linee guida per l’utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici da parte di sciatori amatoriali”, ma, l’impressione, è che questi ultimi debbano, ove possibile, continuare a darsi alle ciaspole, allo sci di fondo, e allo sci alpinismo.

«La situazione è disperata, il comparto è allo stremo - assicura Giorgio Nana, da anni alla guida della Filt Cgil, la Federazione dei lavoratori del trasporto, con particolare attenzione ai lavoratori degli impianti a fune -. Sta diventando un problema, serio, per tutti. I lavoratori stagionali, i lavoratori fissi, gli impiantisti, ma, come noto, per l’intero indotto rappresentato da maestri di sci, noleggiatori, albergatori, ristoratori, commercianti, e via di questo passo. Do solo due dati, riferiti alla stazione più grossa che abbiamo, Livigno».

«Solo pochi giorni fa, il sindaco, Damiano Bormolini, mi ricordava essere 150 gli alberghi chiusi con più di 2mila addetti allo sbando - dice -. E, restando al comparto sci, strettamente inteso, come abbiamo più volte detto, i lavoratori sono 600, in provincia, di cui il 70% stagionali».

Ma il problema, ricorda Nana, non si pone soltanto per il lavoratori stagionali «che, in effetti - ammette Nana -, sono quelli che stanno rischiando di più, anche perché, per molti, la disoccupazione è agli sgoccioli se non è, addirittura, finita, ma anche per i lavoratori fissi, perché i loro datori di lavoro, certamente, non potranno continuare a pagare gli stipendi senza avere introiti. Fino al 31 marzo c’è il blocco dei licenziamenti, magari verrà prorogato, ma il problema resta. Gli impiantisti devono essere supportati, sennò crolla il sistema”.

Torna a riproporsi, quindi, il tema dei ristori, già affrontato in una recente conferenza fra i rappresentanti di categoria dei gestori gli impianti di risalita, Anef e Federfuni, con i viceministri all’Economia, Castelli e Misiani.


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