Impianti, è una mazzata  Qualcuno non riaprirà

Impianti, è una mazzata

Qualcuno non riaprirà

Solo per lunedì erano stati venduti skipass per un milione. Vismara, degli impianti Valmalenco: «Non credo che il 5 marzo ci saremo»

Sono da capogiro le cifre della debacle. Parziali, perché riguardano un solo indicatore, a fronte dei molti altri che andranno considerati.

Il riferimento è agli incassi dalla vendita degli skipass online, aperta venerdì scorso. Ebbene, per quanto riguarda la stazione di Livigno, in due giorni si parla di un introito di 800mila euro, di cui è in corso la restituzione, mentre la Società impianti Bormio andrà a restituire 180mila euro, Funivie al Bernina, di Chiesa in Valmalenco, 60mila euro, e poi, ancora, grande richiesta per la stazione di Aprica, dove si erano arrivati a vendere, on line, in pochissime ore, 3mila biglietti, e per Madesimo, la perla della Valle Spluga, dove i biglietti venduti online, unitamente agli stagionali, per la sola giornata di ieri, erano 2.700.

Ciò che è indicativo di una domanda molto alta di sci. Della voglia, del desiderio, della determinazione, di molti lombardi di tornare a solcare i tracciati imbiancati della Valtellina e della Valchiavenna, persino della, per i più, lontana Livigno.

«Sì, perché questa strana situazione - assicura Valentino Galli, già presidente di Skipass Livigno, gestore della Telacabina Cassana e presidente della Società Impianti Bormio - ha fatto in modo che molti lombardi ci scegliessero. Anche perché, non potendo raggiungere altri comprensori del Trentino, hanno optato per la nostra zona. E, allo stesso modo, è saltata tutta la nostra clientela Mitteleuropea, impossibilitata a transitare per il Tirolo austriaco, off limits a causa di un focolaio di “sudafricana”».

Già propenso per il no è Franco Vismara, patròn dalla Fab, Funivie al Bernina.

«Così, credo sia difficile per tutti, anche per gli albergatori, per cui - dice - non credo che il 5 prossimo saremo ancora della partita. Abbiamo speso tantissimo per allestire le piste. Ero pure dell’idea di non farlo, poi mi sono deciso per il sì per dare una chance al Paese, ma non credo che lo rifarei. Ringrazio quello sciatore cui abbiamo inviato una mail per assicurare del rimborso dello skipass e ci ha detto di trattenere i soldi per i costi sopportati. Glieli restituiremo comunque, ma sono gesti che fanno piacere, grazie».

Enorme sfiducia anche nelle fila di Skiarea Valchiavenna, che aveva, come tutti, fatto le cose per bene per evitare assembramenti. «Ci eravamo auto imposti un tetto del 18%, anziché del 30, della portata oraria degli impianti in modo da non aver più di 4mila sciatori in pista - dice Marco Garbin, direttore della Skiarea -, ma così, blindati a poche ore dall’apertura, è una cosa tristissima. Come si fa a dire la sera stessa del giorno di assunzione, a 32 stagionali, di non venire a lavorare il giorno dopo, perché completamente bloccati. E le cinque cassiere... una cosa penosa. Non so come andrà il 5 marzo. Se apriremo, partiremo con calma».


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