Immersa nel fango  Valfurva, donna salvata  dal soccorso alpino
L’intervento per liberare l’escursionista rimasta imprigionata nel fango in alta Valfurva

Immersa nel fango

Valfurva, donna salvata

dal soccorso alpino

Tre interventi difficili tra sabato e ieri. Ore per recuperare un’escursionista romana di 56 anni finita in un torrente in piena

Arriva dai tecnici del Corpo nazionale del Soccorso alpino e speleologico lombardo la raccomandazione «per chi non conosce i luoghi a prestare molta attenzione alla segnaletica, ed evitare di avventurarsi in zone che solo in apparenza sembrano accessibili, ma in realtà presentano insidie note unicamente agli esperti».

L’appello è stato lanciato ieri mattina all’indomani di una giornata, quella di sabato, da dimenticare per i tecnici del Soccorso alpino, sia appartenenti al Corpo nazionale, sia appartenenti alla Guardia di finanza, per il personale Areu di terra e di aria e per i vigili del fuoco.

Tre gli scenari di intervento, particolarmente difficoltosi, tali da mettere a rischio la stessa incolumità dei soccorritori per effetto del contesto,: gli interventi sono infatti stati effettuati in luoghi impervi, in condizioni aggravate dagli effetti del maltempo, cioè pioggia, nebbia, e freddo.

Valfurva intervento soccorso alpino cnsas

Valfurva intervento soccorso alpino cnsas

Del recupero durato sette ore dell’alpinista di Coira infortunatasi in Val Masino, a ridosso del Pizzo Badile, abbiamo già riferito ieri, ma nel tardo pomeriggio di sabato altri due scenari difficilissimi si sono presentati ai soccorritori. In particolare quello apertosi in alta Valfurva sul ghiacciaio dei Forni, a 2.600 metri di quota, dove poco dopo le 20 è stata ritrovata un’escursionista romana di 56 anni, in vacanza in Alta Valtellina, e di cui era stato segnalato il mancato rientro alle 18.

Subito si erano attivati i tecnici della stazione di Valfurva, del Soccorso alpino e speleologico, al pari dei tecnici del Soccorso alpino della Finanza, con in supporto i vigili del fuoco di Valdisotto. Una trentina di uomini in tutto, che hanno scandagliato la parte medio-bassa, del ghiacciaio dei Forni, poco sopra il rifugio Branca. Zone incantevoli, nel cuore dell’Ortles Cevedale.

L’escursionista era partita in compagnia di un uomo. Poi, mentre lui ha preferito rientrare, lei ha voluto proseguire per ridiscendere dal sentiero glaciologico. Solo che, al punto di ritrovo stabilito, la donna non è arrivata. Ha perso l’orientamento, dirigendosi verso la parte alta, verso la bocca del ghiacciaio, e nel tentativo di riprendere il sentiero ha attraversato il torrente già grosso, il “Palon de la mare”, ed è rimasta incastrata. Lì l’hanno trovata i soccorritori, che solo per scrupolo, dopo aver “bonificato” tutta la parte bassa, si sono diretti verso l’alto per escludere che vi fosse salita, anche se sembrava improbabile.

Invece l’escursionista era proprio lì, in ammollo nel torrente, con le gambe completamente bloccate da una massa di fango molto denso, sotto la pioggia battente e dentro un corso che scaricava acqua e terra. L’hanno sentita gridare, i soccorritori, ma quando sono arrivati sul “target” si sono messi le mani nei capelli, perché hanno capito subito che si trattava di un recupero al limite. Hanno cominciato a scavare con l’aiuto di piccole pale e a mani nude, ma ce n’è voluto per riuscire a liberarla dalla morsa in cui era stretta.

Anch’essi al limite, e alla fine inutili, i ripetuti tentativi di avvicinamento alla zona dell’elisoccorso di Como inviato da Areu. Il pilota ha tentato più e più volte di avvicinarsi, ma ha sempre dovuto desistere per le pessime condizioni meteo e per l’assoluta mancanza di visibilità. È noto che i visori notturni, fondamentali, non possono superare la barriera della nebbia fitta.

Alla fine, comunque, la donna è stata estratta dal fango e portata a valle, in barella, per poi essere consegnata nelle mani degli operatori di terra di Areu che l’hanno trasferita a Sondalo, in codice giallo, dove è giunta alle 2.45.


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