«Il virus se n’è andato, ho vinto io»
Elena Farina, di Albosaggia, insegna alla scuola dell’infanzia di Castione

«Il virus se n’è andato, ho vinto io»

Elena Farina, la maestra di asilo in ospedale per i virus, ha annunciato di essere negativa. E racconta: «Ringrazio il cielo per quell’ambulanza che mi ha salvato, non mi muovevo e non ricordavo nulla»

La ripresa sarà ancora lunga. Ma poco importa, perché la sua battaglia personale contro il Covid Elena Farina l’ha vinta: «Siamo tutti certi, io per prima, che ora ho vinto. Se n’è andato e non tornerà mai più».

Ce lo racconta dal suo letto di ospedale. Dal Morelli di Sondalo, dove è stata ricoverata d’urgenza il 30 dicembre. Ma era dal 5 dicembre che lottava. Da quando il tampone aveva dato esito positivo. Ieri la bella notizia: negativo. L’ha voluto scrivere a caratteri cubitali sulla sua pagina Facebook, condividendo la sua gioia con le migliaia di persone, che in questi giorni – dopo il suo post dello scorso 6 gennaio in cui ha svelato cosa le stava accadendo - le stanno scrivendo non solo dall’Italia, ma anche dall’estero e da oltreoceano.

«É con immenso piacere - si legge su Fb - che vi comunico la mia vittoria e la mia definitiva battaglia con il covid 19. Avanti tutta verso un 2021 radioso. Anche questo lo devo a tutti voi: grazie. Me lo sono fatto amico, poi nemico e ora lo perdono perché mi ha portato solo belle cose... alla faccia sua».

Già, perché sul web quella che ormai in tanti chiamano la maestra Elena - insegna alla scuola dell’infanzia parrocchiale di Castione, ma è originaria di Albosaggia, dove vive con la sua famiglia che adora - è diventata famosa per la sua favola del “mostriciattolo con la corona”. Era fine febbraio 2020 e il virus le era amico. Poi l’ha colpita, ma Elena non si è arresa. Ora lei che ha un cuore grande e buono lo perdona il covid.

«Ringrazio il cielo per quell’ambulanza che è venuta a prendermi. Sono arrivata il 30 dicembre qui al Morelli». La situazione era complicata. Vuoti di memoria, difficoltà di movimento: «Ricordo vagamente le persone che mi giravano attorno, che cercavo a tutti costi di capire quale fosse il pollice e quale il mignolo, ma non c’era verso. Cercavo invano di ricordare date, preghiere, ma più le pensavo più mi sfuggivano».

Poi la svolta: «Sono arrivate le due dottoresse, due angeli: ho detto che mi stava succedendo qualcosa. Le ho sentite trafficare».

Subito una sacca di cortisone, dopo tre quarti, «ho aperto gli occhi, ho guardato la parete azzurra, ho ricordato una preghiera e ho detto: ci sono! Mi hanno salvato la vita» e non finisce di ringraziare tutto il personale che si sta prendendo cura di lei. Invitando ciascuno a non sottovalutare i sintomi, a sottoporsi a tampone, a vaccinarsi, ad essere uniti.


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