Il viaggio di Ruberto lungo la Valtellina: «Tra cose autentiche»
Thomas Ruberto durante il suo cammino lungo la Valtellina

Il viaggio di Ruberto lungo la Valtellina: «Tra cose autentiche»

Lo scrittore livignasco protagonista con lo zaino in spalla di 400 chilometri di cammino con una media di venticinque chilometri al giorno.

«Ho passato due settimane abbondanti lontano dalla folla, dal traffico, dalla frenesia, dalla modernità e dal denaro senza dover andare in luoghi isolati dal resto del mondo. Ho ritrovato una montagna fatta di cose autentiche, a misura d’uomo: la baita, l’orto, il dialetto, la stufa, il bosco, il silenzio, il vino rosso, il cibo locale, le chiacchiere, la fierezza». Sono le prime impressioni dello scrittore livignasco Thomas Ruberto, che ha concluso da pochi giorni il suo viaggio – zaino in spalla – lungo 400 chilometri da Livigno a Morbegno e ritorno in 17 tappe, camminando fra sei e sette ore e mezzo tutti i giorni con una media di 25 km al giorno, dall’alta montagna (fra Livigno e Valfurva ha camminato su 5, 10 centimetri di neve fresca, scesa nella notte) a sentieri di mezza costa fino al fondovalle.

Un viaggio, quello di Ruberto, né intimista, né spirituale, ma esplorativo. Per conoscere cioè il territorio della provincia in cui si vive e ora raccontarlo, visto che l’esperienza del cammino confluirà in un libro a forma di diario, che Lyasis Edizioni farà uscire ai primi di dicembre.

«Sono stati giorni lontani da tutto quello che si vede nelle località turistiche alla moda, dalla frenesia, dalla mentalità del guadagno – dichiara Ruberto al Grand hotel della Posta di Sondrio, che ha fatto da base logistica -. Ho incontrato una Valtellina diversa, una “Valtellina dell’accoglienza”, dove molte persone mi hanno ospitato e nutrito».

«A Baruffini sarei dovuto andare in una struttura parrocchiale, ma non c’era l’acqua calda, per cui ho chiesto ospitalità a una coppia che mi ha fatto assaggiare anche il chisciol. Una signora di Dazio, che mi seguiva su Facebook, ha voluto incontrarmi per offrirmi una piadina».

Parecchie, infatti, le persone sia della provincia che di fuori che hanno accompagnato Ruberto nel viaggio con i loro apprezzamenti sul social network. E qualcuno ha pure manifestato il desiderio di camminare più frequentemente sui percorsi “casalinghi”. Altri si sono stupiti che Ruberto abbia scelto per questo viaggio la Valle al posto dei cammini più blasonati. «Ho visto tanti posti che non conoscevo – prosegue Ruberto -, borghi bellissimi. Mi hanno intimorito i boschi, visto che a 2000 metri dove vivo non siamo abituati a scenari così fitti come quelli di mezza costa. Ho incontrato poca selvaggina, una cerva e qualche volpe, nessun orso».

«Ho visto purtroppo molti disastri nei boschi: fra Grosio e Tirano le piante schiantate sono state tolte, in altre zone no, come fra Aprica e pian Gembro dove ogni cento metri c’era un albero schiantato sul sentiero. Molto bello il sentiero dei castelli fra Grosio e Tirano e quello del sole. La parte retica e terrazzata è affascinate, peccato che la segnaletica sia confusa. In alcuni punti ho trovato cinque segnaletiche diverse».

Altri spunti di riflessione quelli legati alla presenza di numerose seconde case in vendita vicino ad antichi borghi, come a Marveggio in Valmalenco e all’assenza di giovani a mezza costa, fatto eccetto a Carona (Teglio) dove molti ragazzi non vedono l’ora di spostarsi nella frazione da aprile a novembre. Non resta che attendere che gli appunti di Thomas si tramutino in un libro.


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