Il vescovo Cantoni  «Don Alessandro  oggi vive in Dio»
«Ora potrebbe dirci - ha detto il vescovo -, “pensatemi dove sono stato condotto, dove sovrabbonda la vita e la gioia in pienezza”». (Foto by Foto Gianatti)

Il vescovo Cantoni

«Don Alessandro

oggi vive in Dio»

Il dolore Grande commozione per l’addio a don Zubiani

Oltre un migliaio le persone collegate da casa propria

La morte improvvisa, a soli 41 anni, di don Alessandro Zubiani, parroco della Comunità pastorale di Piantedo, Delebio, Andalo e Rogolo, «ci ha scombinato e ci ha lasciati sgomenti». Così il vescovo della Diocesi di Como, monsignor Oscar Cantoni, ha iniziato la sua omelia nella Messa esequiale che ieri pomeriggio ha presieduto nella chiesa parrocchiale di San Carpoforo a Delebio.

La sofferenza

Palpabile la commozione nell’edificio sacro, per metà occupato da oltre cinquanta sacerdoti concelebranti, da autorità civili e militari, rappresentanti di associazioni e delle parrocchie. Ancora più numerosi i fedeli all’esterno nel cortile e all’interno del vicino oratorio e nella parrocchiale di Santa Maria Nascente a Piantedo, dove la celebrazione è stata trasmessa in diretta YouTube. Oltre un migliaio le persone collegate per seguire anche da casa propria il rito.

In prima fila i familiari di don Alessandro, mamma Maria Giulia e papà Carlo, il fratello Matteo e la cognata Simona con la nipote Vittoria. A loro ha espresso vicinanza e affetto monsignor Cantoni, affiancato in presbiterio dallo zio del sacerdote monsignor Marco Zubiani, prevosto di Ardenno. Poi don Enzo Ravelli, compagno di ordinazione e ora collaboratore a Delebio, assieme agli altri preti ordinati nel 2006.

«Le lacrime non bastano per manifestare tutto il nostro comune dolore, ma la fede nella risurrezione di Cristo e la sua signoria sul mondo e su ogni uomo ci permette di credere che don Alessandro oggi vive in Dio», ha affermato il vescovo, sottolineando di condividere la sofferenza dei parrocchiani delle comunità «in cui don Alessandro ha svolto con impegno il suo servizio pastorale, innestando entusiasmo e desiderio di pienezza di vita, quella che Gesù promette ai suoi amici».

Monsignor Cantoni ha poi cercato di far emergere gli interrogativi che, assieme alla tristezza, suscita una morte improvvisa, inducendo «ad approfondire le nostre certezze di fede, che non possono mai essere date per scontate una volta per tutte». E così, il vescovo Oscar ha provato a domandarsi quale sarebbe stata la reazione di don Alessandro davanti alla sofferenza per la sua morte.

«Potrebbe dirci - ha aggiunto -, in piena libertà e confidenza, unita a decisione, come era suo solito: “Non piangete su di me, piuttosto pensatemi dove sono stato condotto, ossia là dove sovrabbonda la vita e la gioia in pienezza”. E continuerebbe: “Cristo, re dell’universo, colui che è, che era e che viene, mi è venuto incontro, mi ha subito riconosciuto come un suo discepolo e apostolo, mi ha sorriso e mi accolto tra le sue braccia, aprendomi le porte del Regno. La mia vita non è stata altro che annunciare il Regno di Dio, cercando di riprodurlo al vivo, con il mio stile, pieno di slancio, di vitalità, di dedizione per la vita di tutti”».

I disegni divini

Monsignor Cantoni ha offerto come «cristiana consolazione» l’essere «teneramente amati» da Dio. «Sì - ha affermato -, noi lo crediamo: niente e nessuno ci potrà mai separare dall’amore di Cristo Signore, Lui che ha vinto la morte e ci ha aperto le porte per una pienezza della vita. Noi non riusciamo a comprendere i disegni divini, non possiamo conoscere perché don Alessandro è stato sottratto in modo così improvviso ai nostri sguardi e alla nostra amicizia. Il criterio di giudizio che vige nel regno di Dio non è di questo mondo, si fonda su altri schemi, ben diversi dai nostri parziali ragionamenti umani, ma conduce infallibilmente alla pace e alla gioia».


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