Il sushi del futuro viaggia su rotelle  Lo servono quattro robot camerieri   Guarda il video
Il robot cameriere in servizio nel ristorante Sushi Komachi di Cavallasca (Foto by butti)

Il sushi del futuro viaggia su rotelle

Lo servono quattro robot camerieri

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In un locale di Cavallasca sono già attive macchine di seconda generazione

Salutano, servono ai tavoli e si allontanano dopo una carezza

Cavallasca ristorante giapponese sushi all you can eat con camerieri robot Komachi

Cavallasca ristorante giapponese sushi all you can eat con camerieri robot Komachi
(Foto by Andrea Butti)

Cavallasca ristorante giapponese sushi all you can eat con camerieri robot Komachi

Cavallasca ristorante giapponese sushi all you can eat con camerieri robot Komachi
(Foto by Andrea Butti)

Cavallasca ristorante giapponese sushi all you can eat con camerieri robot Komachi

Cavallasca ristorante giapponese sushi all you can eat con camerieri robot Komachi
(Foto by Andrea Butti)

In principio, come nella migliore fantascienza, il robot era antropomorfo.

Ma sono bastate quattro settimane perché le cameriere in gonna e rotelle, che tanto divertono i bambini ospiti del ristorante, fossero affiancate da un fratellino minore che rischia di farle diventare subito ferri vecchi. Un automa, l’ultimo arrivato, che di umano non ha più molte sembianze, se non la voce e un paio di occhioni azzurro acceso. Ma in stile fidanzata di Wall-E, naturalmente. Questo coso, questa sorta di ventilatore parlante e ambulante è più veloce e soprattutto più efficiente nel portare i piatti ai tavoli e rischia di ridurre le sorelle a un’operazione-nostalgia. Insomma, il Sushi Komachi di via per San Fermo è aperto da cinque mesi ed è già alla seconda generazione di robot-camerieri che trotterellano silenziosi per le sale.

Un esperimento con pochi uguali in tutta Italia: dalla fine di agosto c’è qualche robottino in circolazione a Terni, a Rapallo e in Friuli Venezia Giulia, mentre non si registra precedente alcuno tra Comasco e Canton Ticino. A parte il non indifferente investimento iniziale, spiega Michela Hu, 27 anni, in Italia da quando ne aveva cinque, per ingaggiare gli automi ai tavoli è stato necessario collocare sul soffitto una serie di sensori che li aiutano nell’orientamento.

E poi la conversione del software, linguaggio compreso, dal cinese all’italiano. Questi piccoli gioiellini svolgono per il momento funzioni basilari: partono dal banco, arrivano al tavolo, salutano, invitano a ritirare il vassoio e se ne vanno (solo quando un commensale li accarezza). Ma reagiscono agli imprevisti. Se per esempio un cliente taglia la strada all’improvviso, il robottino si arresta, senza rovesciargli addosso gli uramaki.

I tre robot-cameriera in gonnella sono costati circa settemila euro l’uno. L’ultimo arrivato vale invece più del doppio, circa sedicimila.

Insomma, fra l’uno e le altre se n’è andato lo stipendio annuale di un cameriere in carne e ossa. Ma niente paura, non ruberanno posti di lavoro. Per ora sono soltanto un’attrazione in più in un locale che come tanti punta sul gradimento dei piatti. In effetti il ristorante di Cavallasca, fra sashimi e robottini, cresce: «Facciamo fatica a trovare personale, scrivetelo».


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