Il sindaco Volpato spodestato dalla Lollo
Il sindaco Roberto Volpato ha dovuto subire le critiche dei cittadini

Il sindaco Volpato spodestato dalla Lollo

Arrivato morto e resuscitato con una formula magica il podestà dei matti era una donna quest’anno. Lorenza Berbenni ha ricevuto dal predecessore gli strumenti del potere e ha letto tutte le lamentele dei bormini.

S’è aperto con un colpo di scena il carnevale storico di Bormio, che si è festeggiato ieri in piazza del Kuerc. La Compagnia dei Matti, capeggiata da Marcello Canclini a cui si deve il merito d’aver ridato vita a questa antica tradizione, ha inscenato un chiassoso “sbarco” in piazza. I quindici passati podestà sono arrivati infatti a bordo di un Dodge (per intendersi quella grossa jeep che fu impiegata dagli americani in Normandia).

Mentre la folla in festa si faceva di lato per farli passare, ecco spuntare il Becchino urlante, con l’annuncio della morte improvvisa del nuovo podestà, che - bell’e stecchito - veniva trasportato infatti in barella fin sul sagrato. Festa finita, dunque? Niente affatto. Il Dottorazzo ha invitato tutti ad aver fede nella scienza. Buttati nel calderone zampe di galline, unghie di gatto e altri ingredienti degni di strega, ha preparato un intruglio con cui ha impartito la benedizione al morto. Poi, assistito dagli Arlecchini in ginocchio, ha recitato la formula magica per tre volte e, per miracolo, il nuovo Podestà, come Lazzaro, finalmente si è rialzato. Lì la nuova sorpresa: per la seconda volta nella storia della funzione dei Matti, il capo brigata è una donna. La Lollo “Slenci” per essere precisi (alias, per chi non è di Bormio, Lorenza Berbenni). Alessandro Bonetti, che ha rivestito la carica l’anno scorso, ben volentieri le ha concesso al “visc’tì de còtola de lana”, la corona e “al bachét de l’obediénza”, storiche insegne del potere temporaneo ma assoluto del Podestà dei Matti. Anche il sindaco Roberto Volpato è stato ben disposto a cederle per un giorno la gestione del paese, rogne incluse.

Prima di poter tirare il fiato per qualche ora, ha però dovuto subire la gogna pubblica, sopportando in silenzio la lettura delle ventisei lettere recapitate ai Matti (il loro indirizzo è la cassetta in ferro battuto posta in fondo alla piazza).

Stando a quelle anonime missive, i bormini mal digerirebbero soprattutto la nuova casa di riposo (sotto accusa i costi esorbitanti e la mancanza di posteggi) e il programmato restyling dell’oratorio (implicherebbe lavori inutili e dispendiosi, destinati a creare disagi ai ragazzini). Un sassolino dalle scarpe se lo è tolto ieri anche il Capo Arlecchino. «Anche quest’anno, il nostro carnevale - ha lamentato Marcello Canclini - ha avuto una scarsa e tardiva pubblicizzazione da parte di comune ed Apt. Meriterebbe invece ben altra attenzione perché è un evento storico senza uguali nel resto delle Alpi». Le prime notizie sul Podestà dei Matti risalgono infatti al 1491, ma la tradizione affonda le radici nei Saturnalia romani e in altri antichissimi riti pagani, che prevedevano momentanee sospensioni dell’ordine per dare sfogo alle pulsioni più incontrollate e irrazionali. Tra gozzoviglie e bevute colossali, il Podestà dei Mat e i suoi sodali nei secoli passati imponevano infatti per diversi giorni un mondo alla rovescia, libero e giocoso, dove anche il popolo poteva impunemente farsi beffa del potere che assecondava molto democraticamente la messinscena. L’ultima edizione storica, prima del recupero moderno nel 2003, risale al 1774.

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