«Il punto nascita di Chiavenna, standard difficili da garantire»
Veduta panoramica dell’ospedale di Chiavenna (Foto by foto Lisignoli)

«Il punto nascita di Chiavenna, standard difficili da garantire»

Il direttore Sportelli spiega le cause della crisi in attesa delle decisioni regionali. «Calo del numero di parti e carenza di personale, ma il nostro impegno non verrà mai meno».

L’impegno massimo che non manca mai da parte del personale medico e di tutte le componenti dell’Unità operativa; la vicinanza e l’attenzione delle amministrazioni locali; aspetti che, però, si scontrano con un’oggettiva carenza di personale e un numero di parti molto basso, che fanno sì che l’Unità operativa di ginecologia e ostetricia versi, per stessa ammissione del direttore Ciro Sportelli, in una «situazione di difficoltà oggettiva, con particolare riferimento ai punti nascita periferici di Sondalo e Chiavenna» e che si sia tornati a parlare della una chiusura proprio del punto nascita di Chiavenna.

La struttura della Valle della Mera deve fare i conti con numeri bassi relativamente alle nascite: «Nel 2017 in Italia si sono registrati 458mila parti, minimo storico dall’Unità d’Italia. - ha sottolineato proprio Sportelli -. A Chiavenna abbiamo avuto 107 nascite: ciò comporta una scarsa attrattiva dell’ospedale verso gli specialisti, data l’impossibilità di mantenere adeguati standard qualitativi e quantitativi».

Il team dell’Unità operativa deve inoltre fare i conti con la carenza di personale: «È stato necessario - ha proseguito Sportelli - attivare un’organizzazione centralizzata del personale medico che, attraverso il team di Sondrio, garantisce, con serietà e dedizione, presenza diurna e pronta disponibilità notturna e festiva nei due punti nascita di Sondalo e Chiavenna. Questa organizzazione è però molto fragile, in quanto comporta una significativa mobilità intraziendale quotidiana oltre a rappresentare un notevole dispendio economico per l’Azienda. Questa situazione di difficoltà coinvolge anche l’Unità operativa di pediatria, diretta dalla dottoressa Lorella Rossi, che non è in grado di garantire la guardia attiva di 24 ore per la perdurante impossibilità di assumere medici per mancanza di candidati disponibili».

E la carenza di personale si fa sentire anche in altri “ambiti”: «Altra categoria di specialisti fortemente penalizzata dalla mancanza di personale è quella degli anestesisti, con conseguente impossibilità di una stabile assegnazione al presidio di Chiavenna, per cui è stato attivato un sistema integrato di guardie diurne e pronte disponibilità a pagamento. Anche per quanto riguarda ostetriche e puericultrici, rispetto all’organico minimo necessario per garantire assistenza per tutte le 24 ore a oggi si registra la carenza di almeno sette unità non reclutabili nel breve/medio periodo, essendo esaurite le graduatorie aziendali».

Un quadro, questo, determinato anche dal fatto che nel 2017 le scuole di specializzazione in Italia prevedono 6.500 nuovi posti contro un fabbisogno stimato di almeno 8.500 medici e che le specialità più penalizzate risultano essere pediatria, ginecologia, cardiologia e anestesia: una problematica che non si è risolta neanche dopo l’espletamento di concorsi pubblici per l’assunzione di personale medico, peraltro incentivato economicamente per lavorare in territori geograficamente disagiati e non appare risolvibile nel medio-lungo periodo. Per di più la carenza di specialisti nell’Unità operativa di ginecologia e ostetricia si è aggravata per la recente fuoriuscita di ulteriori quattro medici.

Tutte situazioni, queste, che spingono Sportelli ad ammettere come sia «evidente l’impossibilità di garantire nel punto nascita di Chiavenna gli adeguati standard di sicurezza previsti dall’accordo Stato-Regioni. Rimaniamo quindi in attesa dei futuri sviluppi a livello regionale. Ribadisco il costante impegno del mio team a tutelare la salute delle madri, dei nascituri e delle donne nelle diverse fasi della vita riproduttiva».


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