Il ponte Morandi, la Edil Taglio lo sta facendo a pezzi
La ditta di Buglio in Monte è specializzata nel trattare manufatti in cemento

Il ponte Morandi, la Edil Taglio lo sta facendo a pezzi

Dopo Annone, la missione a Genova. I fratelli di Buglio: «Quel cemento è di ottima qualità. Il motivo del crollo è da ricercare in altre cause».

Fanno parte anche loro dell’esercito impegnato nella demolizione del ponte Morandi di Genova. Gli uomini delle due squadre della “Edil Taglio Cemento” di Buglio in Monte - impresa attiva nel settore delle demolizioni edili da quasi trent’anni e impegnata anche nel 2016 sul ponte ad Annone, in provincia di Lecco, dopo la tragedia del cavalcavia crollato - sono stati chiamati il mese scorso a Genova e dopo una settimana dal tragico crollo erano già operativi, su richiesta dalla società Autostrade, che ha affidato loro un compito delicato con un ruolo di primo piano, in questa fase che segue immediatamente la tragedia di luglio.

In questi giorni la società dei fratelli Azzalini è entrata nel cuore delle operazioni attraverso le quali si smonteranno pezzo per pezzo i tronconi del ponte operando in un contesto dove la tragedia è tangibile, nelle dimensioni gigantesche dello scheletro rimasto in piedi e nell’ossatura rovinata a terra appartenuta al grande ponte. «Continuiamo nel nostro lavoro di taglio selettivo e rimozione del calcestruzzo adeguandoci alle direttive che ci vengono impartite da soggetti diversi, da Autostrade ai vigili del fuoco - spiega il geometra Angelo Volpe di Edil Taglio Cemento -, stiamo operando su entrambi i fronti del ponte, quello verso Genova e quindi quello verso Savona e la Francia, porzione sotto la quale ci sono le attività industriali. In questo caso si procederà con lo smontaggio pezzo per pezzo ed entro una settimana circa sapremo nel dettaglio in che modo bisognerà operare, coordinandoci con gli attori presenti sul cantiere, dagli artificieri agli escavatori, un’operazione che dovrebbe durare sino a gennaio».

Sui lavori eseguiti sinora Volpi precisa che «la resistenza del calcestruzzo alle nostre macchine è stata buona, questo certifica l’ottima qualità dello stesso calcestruzzo e la buona regola d’arte con il quale è stato scelto in fornitura e successivamente controllato. Le valutazioni non spettano a noi, ma le criticità andranno approfondite più negli aspetti dell’assetto progettuale e successiva manutenzione a lunga distanza, stralli, cavi d’acciaio eccetera».

Il materiale sezionato dalla ditta valtellinese durante il taglio selettivo («dove non stiamo utilizzando la classica tecnica tramite martello, bensì metodi più raffinati di demolizione con disco e filo su alcuni elementi dell’impalcato di circa due metri per tre») sarà poi soggetto a verifiche dei tecnici della Procura. Gli interventi, quindi, saranno indispensabili e preziosi per ricostruire gli ultimi giorni di vita dell’infrastruttura e consentire le successive attività di indagine. «Si lavora quasi alla giornata, perché, com’è immaginabile, la situazione è ancora di emergenza, delicata e di difficile valutazione, in più i soggetti coinvolti sono parecchi. Quotidianamente qui si muovono 300 persone fra addetti ai lavori, forze dell’ordine, tecnici, vigili del fuoco, soccorsi e bisogna fare i conti con una situazione che resta di emergenza e in un contesto drammatico».


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