Il perito: «Casula è ancora pericoloso»
Emanuele Casula

Il perito: «Casula è ancora pericoloso»

Lo psichiatra incaricato dal Tribunale non ha dubbi: l’operaio potrebbe uccidere di nuovo. Il medico che lo ha visto in carcere: «È affetto da disturbo di personalità paranoide e antisociale».

È «affetto da disturbo di personalità paranoide e antisociale». Non riesce neppure «a relazionarsi con reciprocità e non mostra interesse per l’interlocutore». Ma è soprattutto «ancora socialmente pericoloso e potrebbe reiterare reati analoghi con modalità simili».

Le conclusioni a cui è giunto lo psichiatra Giuseppe Giunta (direttore del Centro psicosociale di Bellano), nei confronti di Emanuele Casula, suonano come una mazzata per il grosottino di 22 anni, condannato a scontare 20 anni di reclusione (già confermati in Cassazione) per l’omicidio di Veronica Balsamo (che di anni ne aveva 23) e per il gravissimo ferimento di Gianmario Lucchini, l’aiuto sacrestano di 37 anni, oggi ridotto a uno stato vegetale dopo essere stato trafitto al cranio con un cacciavite.

Il medico incaricato dal Tribunale di Sondrio di valutare la pericolosità sociale dell’operaio in cella - al fine di stabilire un’eventuale misura di sicurezza quando tornerà libero - non ha dubbi: «La pericolosità sociale del soggetto, oltre a motivazioni psicopatologiche derivanti dal disturbo di personalità, è anche dovuta - si legge nelle conclusioni a cui è giunto lo psichiatra dopo aver visitato in carcere Emanuele - all’assenza di consapevolezza di malattia, alla scarsa accettazione delle terapie prescritte, alla presenza di segni di disorganizzazione cognitiva e di impoverimento ideoaffettivo, alle difficoltà di reinserimento lavorativo, allo scarso grado di accettazione del rientro nell’ambiente in cui viveva prima di commettere i reati, alla problematica alternativa all’attuale sistemazione logistica».

Tradotto in soldoni: Emanuele potrebbe rifare quello che fece il 23 agosto del 2014 quando dopo un banale litigio con Veronica la strattonò giù dalla macchina con la quale erano saliti a Roncale, sopra il paese. Poi la colpì ripetutamente con pugni e calci, la gettò giù dal ciglio della stradina e la finì colpendola alla testa con una pietra. Infine, ne occultò il cadavere.

Fuori di sé, il giovane si mise alla guida dell’auto della ragazza, ma quando uscì di strada e fu avvicinato da alcuni residenti, si infilò nel bosco, giù per un sentierino. Fu lungo la discesa che non si sa come si imbattè in Giamario Lucchini, che abitava in una baita discosta. Lo aggredì e lo colpì con un cacciavite lasciandolo a terra.

Per l’omicidio e il tentato omicidio, l’occcultamento di cadavere e una serie di furti commessi la mattina di quel tragico giorno, Casula fu giudicato con rito abbreviato e grazie allo sconto di un terzo sulla pena e alle numerose aggravanti (che avrebbero comportato l’ergastolo), considerate equivalenti alle attenuanti generiche, evitò il carcere a vita e fu condannato a 20 anni.

Il ricorso presentato dalla Procura in Cassazione - che mirava a ottenere l’ergastolo - venne respinto. Unica concessione alla pubblica accusa sondriese, fu la riforma della sentenza in ordine alla misura di sicurezza.

Ed è per questo che lo psichiatra Giunta è stato di nuovo chiamato a incontrare Emanuele. Visite in carcere che non hanno messo in luce aspetti positivi. «Il soggetto - scrive ancora lo psichiatra che ha consegnato la sua relazione al giudice Barbara Licitra - non riesce a relazionarsi con reciprocità e sfrutta l’interlocutore per ottenere soddisfazione alle sue richieste e non a scopo comunicativo. Si pone come “vittima”, è indifferente, non tollera limiti: allorché frustrato si mostra polemico e recriminatorio, aggressivo».

«Sono abbastanza stupito delle conclusioni a cui è giunto il perito - afferma l’avvocato di Casula, Francesco Romualdi - perché il mio cliente è stato visto una volta sola dallo psichiatra e per giunta subito dopo il trasferimento nel carcere di Bollate, peraltro inaspettato. Emanuele in quel frangente era abbastanza frastornato. Anche questo faremo notare nella relazione che presenteremo all’udienza di giovedì 12 aprile. Quindi, le dico che no, non sono per niente preoccupato dalla relazione depositata».


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