«Il nome Bitto appartiene a Gerola»
La Sagra del Bitto a Gerola Alta è la celebrazione della produzione casearia tipica degli alpeggi locali

«Il nome Bitto appartiene a Gerola»

Formaggio DopIl sindaco: «Una nostra produzione secolare che è diventata un tesoro per tutta la Valtellina». Cornaggia del Consorzio: «Speriamo nella mediazione di AmaMont per ricomporre la frattura con i produttori».

«Chi è venuto a Gerola per intraprendere operazioni commerciali e che continua a muovere contesti commerciali, sappia che il Bitto di Gerola, la sua storia, e quindi il Bitto “storico”, nella sua accezione più estesa e vera, appartiene a Gerola». Così il sindaco Rosalba Acquistapace interviene - riferendosi alla Valli del Bitto Trading spa - all’indomani dell’annuncio del prossimo abbandono del nome “Bitto” da parte dei produttori del Consorzio di salvaguardia, spiegando la posizione che già ieri aveva indicato riguardo al «danno d’immagine conseguente a questo cambio di nome».

Il sindaco annuncia di parlare a nome della comunità del paese e si rifà alla dichiarazione del presidente del Consorzio Paolo Ciapparelli, che «annuncia che insieme ai produttori locali che lo seguono non potrà più utilizzare per il formaggio che si produce qui, e nelle montagne vicine, il nome “Bitto storico”. Diversi anni fa succedeva già: le nostre attività commerciali dovevano apporre la fascetta nera nei ristoranti, negli alberghi, sugli edifici, perché il nome “Bitto” era interdetto. Non potevamo chiamare con il suo nome il formaggio che è nato qui. Questo determinava una infinita avversità allo sviluppo turistico della zona e una contrarietà rimarcatissima in noi, privati di un simbolo della realtà locale». Il sindaco Acquistapace fa riferimento a una situazione vissuta «insieme alla comunità del paese, con i cittadini, i commercianti, gli esercenti, il tessuto economico di una valle alpina che non ha i flussi delle località di fondovalle, non ha fabbriche e grandi empori e vive dell’ambiente, della sua preservazione, di tradizioni coltivate e riconosciute come autentici tesori locali e nazionali da tanti secoli». Una comunità intera che secondo il primo cittadino «si trova a dovere di nuovo salutare la pregiata marca territoriale “Bitto” nella sua forma di produzione originaria e storica. Il formaggio d’alpe - sottolinea Acquistapace - che i nostri antenati producevano secondo le antiche procedure di lavorazione, procedure tramandate, valorizzate da decine e decine, centinaia di persone di Gerola, da secoli, e che è diventato un tesoro per tutta la Valtellina e per la Lombardia casearia. Il formaggio che prende il nome dal fiume che attraversa il nostro paese, che nasce nei nostri pascoli e che sentiamo nostro».

Come spiegato da Ciapparelli, a scongiurare l’abbandono del nome in favore del nuovo marchio potrebbe essere soltanto una modifica del disciplinare del Bitto Dop che riconosca produzione e metodo storico in capo al Consorzio di salvaguardia insieme al risarcimento dei soldi che i privati hanno investito - attraverso la Valli del Bitto Trading spa - per salvare e valorizzare questa eccellenza.

Dal Consorzio tutela casera e Bitto, il presidente Vincenzo Cornaggia utilizza cautela «per rispetto alle associazioni del territorio che stanno conducendo un tentativo di mediazione che è partito con un buon dialogo e apertura - afferma - e perché credo che quella possibilità di accordo, ad oggi e nonostante le ultime notizie, sia ancora percorribile sedendosi a un tavolo con disponibilità al confronto. Il percorso è stato avviato intorno alla proposta di AmaMont e ha incontrato il sostegno di molte associazioni che riconoscono l’importanza del tema per il nostro territorio e spero ci sia ancora spazio per tentare di portarlo avanti».


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