Il mistero della morte di Mattia  Nuovo sopralluogo in Valmalenco
I carabinieri del Ris al lavoro tra il rifugio “Ai Barchi” e il luogo del ritrovamento della salma (Foto by gianatti)

Il mistero della morte di Mattia

Nuovo sopralluogo in Valmalenco

Nuovo sopralluogo oggi del consulente incaricato dai genitori del giovane agente di commercio comasco - Con lui, sulle alture della Valmalenco, anche carabinieri ed esperti della Procura

Sondrio

Nuovo sopralluogo oggi in Valmalenco, in località “Ai Barchi”, nel luogo in cui la montagna aveva, nei giorni scorsi, restituito il cadavere di Mattia Mingarelli, 30 anni, il giovane agente di commercio comasco - la famiglia è di Albavilla - scomparso ormai quasi un mese fa, alla vigili adel ponte dell’Immacolata. Al sopralluogo di oggi, voluto dai suoi familiari, prenderanno parte il consulente di parte nominato dai genitori di Mattia, Umberto Genovese, specialista dell’istituto di Medicina legale dell’Università degli studi di Milano, lo stesso Paolo Tricomi, l’anatomopatologo lecchese autore di un’autopsia che farebbe propendere per l’incidente o comunque per un decesso per cause naturali, e gli uomini del reparto investigativo dei carabinieri di Sondrio. L’idea è quella di prendere una volta di più visioni dei luoghi e di valutare il percorso che Mattia potrebbe avere seguito prima di cadere esanime nella neve a poche centinaia di metri dal rifugio e dal luogo in cui era stato rinvenuto il suo smartphone. C’è attesa anche per l’esito degli esami tossicologici, eseguiti a margine dell’autopsia, che dovrebbero potersi conoscere tra qualche giorno, e per l’esito di una serie di ulteriori accertamenti svolti dagli investigatori del Ris dell’Arma su alcuni oggetti rinvenuti sia all’interno della baita che la famiglia Mingarelli affitta da molto tempo in Valmalenco, sia dentro al rifugio “Ai Barchi”, di proprietà di quel Giorgio Del Zoppo che fu probabilmente tra gli ultimi ad averlo visto ancora in vita. L’autopsia, lo ricordiamo, non era bastata a fare del tutto chiarezza sull’accaduto. Il primo esito dava conto di una frattura alla base cranica compatibile sia con una caduta accidentale, sia con un colpo inferto da dietro le spalle, in un quadro che tuttavia sembrerebbe escludere uno “scontro” o una colluttazione. Di sicuro, la storia di Mattia - di cui ieri pomeriggio si è nuovamente occupata anche la trasmissione Rai “La vita in diretta” - farà discutere ancora a lungo. Anche se per parlare di una morte violenta, magari di un omicidio, servirebbero un’arma e un movente. E per ora mancano entrambe.


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