«Il mio venerdì nero sul treno per Tirano»
Alla stazione di Tresenda venerdì scorso il clou della disavventura ferroviaria del giovane tiranese

«Il mio venerdì nero sul treno per Tirano»

Il tragicomico, estenuante tentativo di rientro a casa di un giovane tiranese partito da Milano alle 16,20. «Alle 20 a Tresenda, in attesa di un nuovo convoglio, sono rimasto in trappola su quello soppresso e poi ripartito».

Rientro «tragicomico» per un giovane tiranese, Stefano Ferrari, nel pomeriggio di venerdì 1° febbraio da Milano a Tirano su treno. Alle 16,20 il treno è partito in orario dal capoluogo e ha proceduto senza problemi che sono arrivati, invece, alla stazione di Tresenda di Teglio.

Il convoglio è rimasto fermo in stazione una ventina di minuti, fin quando è arrivato l’annuncio col quale «si diceva che il treno era fermo per problemi alla linea elettrica - afferma il giovane - Poco dopo il treno è ripartito, ma è stata solo una falsa partenza, perché dopo quattrocento metri si è rifermato per poi fare marcia indietro, tornando in stazione. Tra i passeggeri è iniziato a salire il nervosismo. Qualcuno ha aperto le porte ed è sceso. Una signora ha premuto il tasto di emergenza e il personale di Trenord le ha riferito che il treno sarebbe ripartito per Tirano».

Poi un nuovo annuncio: il treno era stato soppresso e per Tirano sarebbe partito un nuovo treno sul primo binario. «Erano ormai le 20 e quasi tutti hanno iniziato ad armeggiare con i propri bagagli per scendere dal convoglio e portarsi sul nuovo binario - prosegue -. Ho telefonato a mio padre chiedendogli di venirmi a prendere a Tresenda, perché il nuovo treno per Tirano non si vedeva all’orizzonte. Di fronte a me una processione di persone che goffamente trascinava le proprie valigie nella neve fresca, chi con sacche con gli sci, scarponi, tutti lì sotto la pioggia a sudare, a imprecare per raggiungere il sottopasso, nel buio e nel silenzio di una stazione fantasma quale è quella di Tresenda».

Con stivaletti inzuppati e due valigie da trainare nella neve, il tiranese, dopo essersi accertato con il personale del treno che questo non sarebbe ripartito subito, ha deciso di risalire sul convoglio e percorrere il corridoio per avvicinarsi alla stazione, ma, quando è arrivato alle porte per scendere, si è accorto che queste erano chiuse.

«Ho premuto più volte e invano il tasto per aprirle. Ero rimasto chiuso nel treno che si è rimesso in moto: non potevo crederci, stava tornando indietro, verso Milano. Allora ho premuto il tasto di emergenza e, alla voce che mi ha risposto, ho detto di essere sul treno, di fermarlo e che del personale Trenord mi aveva assicurato che il treno non sarebbe ripartito subito». Il treno alla fine si è fermato, ma la banchina era lontana. Allora Ferrari si è rimesso a ripercorrere nuovamente il convoglio, fino in fondo, prima con una valigia poi con l’altra, quando finalmente è riuscito a scendere dal treno.

Rfi, lunedì, ha fatto sapere che il treno in questione «non ha avuto alcun guasto alla linea di alimentazione elettrica. Ha accusato un ritardo di 31 minuti di cui 11 minuti per problemi ai passaggi a livello fra Berbenno e Ardenno e a Castione, il resto per problemi di competenza dell’impresa ferroviaria (Trenord)».


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