Il libro su Piateda       Rinata dopo l’alluvione
Marino Amonini con il suo libro

Il libro su Piateda
Rinata dopo l’alluvione

L’incontro Presentata l’opera di Amonini con la memoria, la paura, le testimonianze e le immagini di quei giorni

Memoria, paura, testimonianze, immagini, giovani. Sono queste le cinque parole chiave con cui, venerdì sera in mediateca a Piateda, è stato presentato ad un folto pubblico il libro “1987: oltre la paura. Cronaca e testimonianze dell’alluvione a Piateda”, scritto da Marino Amonini pubblicato con il patrocinio di Comune di Piateda, biblioteca e Officine delle idee.

L’evacuzione

L’archivista Gloria Camesasca ha, innanzitutto, ricordato i fatti verificatisi a Piateda nell’estate del 1987 quando, dopo tre giorni di intense piogge (dal 17 al 19 luglio), i torrenti Paiosa, Serio e Venina esondarono, gli argini del fiume Adda si ruppero e il fiume fuoriuscì formando un lago. Poi, un mese dopo, un altro episodio, «forse ancora più doloroso»: l’evacuazione resa necessaria dalla frana della val Pola.

«Il libro si propone di raccontare le vicende con due strumenti: il florilegio di testimonianze e le immagini che completano e danno forza alle parole – ha spiegato Camesasca -. Lo scopo del volume è serbare memoria dei fatti accaduti, ma anche tramandarne il ricordo ai giovani affinché possano fare tesoro delle vicende passate e sappiano progettare la società in un modo migliore, in cui uomo e natura possano convivere».

Il libro è dedicato Renza (Lorenza Bonelli Togni) in arte Maresca, «umile e generosa memoria storica della comunità di Piateda», come ha sottolineato Amonini.
«La memoria è il filo conduttore che ha guidato la mia curiosità – ha detto l’autore -. Quando sono andato a Milano a lavorare mi sono sentito sradicato».

«Da lì è partito il desiderio di leggere gli accadimenti storici - ha aggiunto Amonini -. L’87 è stato terribile, certo. Ma il libro parla “oltre la paura”, perché la testardaggine e l’operosità hanno avuto la meglio. A corredo dei testi ci sono le fotografie mie e di chi, in quei giorni, ha documentato quanto accaduto. Peraltro ogni dieci anni dall’alluvione abbiamo organizzato una mostra fotografica. Alle foto attribuisco una forza grandiosa, con una sola foto si può fare una narrazione incredibile e colpire in profondità».

Nel corso della serata, Amonini ha proiettato alcuni video e immagini con la preponderanza del colore marrone-bruno delle acque torbide, colore che invade e soffoca il verde dei prati. Particolarmente significativo il confronto fra allora e oggi: ad esempio nel caso dell’Adda si vede come ora si siano formati nell’alveo boschi, isole, accumuli di detriti.
«Questo lo pagheremo – ha commentato lo studioso -. Non voglio fare l’uccello del malaugurio, ma bisogna agire».

Consapevolezza ambientale

E rivolgendosi ai giovani – cui viene consegnato metaforicamente il libro – e alla comunità tutta, Amonini ha concluso: «I ripetuti avvertimenti, i continui richiami a quanto possono provocare i cambiamenti climatici in corso spesso paiono del tutto inascoltati. A fronte di questi appelli a sensibilizzarci, ad adottare individualmente stili di vita più rispettosi, a una sobrietà che mitighi eccessi consumistici di territorio, di beni, di inquinanti, si assiste in tante occasioni a sostanziale incoerenza».

«Si dice ma non si fa, si invoca una consapevolezza ambientale ma ci si comporta al contrario» ha proseguito Amonini.

«Restiamo nell’alveo della memoria che il libro vuole trasferire - ha concluso, ossia come dagli accadimenti del 1987 si possano trarre degli insegnamenti per osservare, prendersi cura, conservare al meglio il nostro territorio. Evitando, dove sia possibile, che questo sia sconquassato, travolto e ci venga addosso perché l’incuria, la prolungata disattenzione e i mancati interventi manutentivi ne siano la causa».


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